Le erbe di san Giovanni e il solstizio d’estate

Il 24 giugno si celebra la festa di san Giovanni Battista, il Precursore, in coincidenza ad un momento astronomico significativo.

In questi giorni il Sole arriva al massimo di irradiazione e di potenza e pare sostare per alcuni giorni nella stessa posizione. infatti il nostro astro sembra sorgere e tramontare quasi esattamente negli stessi punti all’orizzonte, da cui il nome di solstizio.

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Al solstizio d’estate (21 giugno) il Sole raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all’equatore celeste, le giornate raggiungono il massimo di lunghezza e le notti sono più brevi. Questo fenomeno dura per alcuni giorni prima che il Sole inverta in un certo senso il suo corso e cominci a decrescere.

Visivamente sembra che il Sole torni indietro, retroceda, seppur impercettibilmente, curiosamente ricordando il cammino del gambero, che è il simbolo del segno zodiacale (Cancro) che domina il solstizio d’estate.

Sarà l’altro solstizio, quello di inverno, quando le giornate sono più corte e le notti più lunghe, il freddo e il buio dominano, a vedere la “rinascita solare”, la luce tornare a crescere, con l’entrata del Sole nel segno del Capricorno e la celebrazione del Natale, la nascita nel mondo della “Luce Vera, quella che viene a liberare coloro che sono nelle tenebre”. Eventi astronomici ed eventi cosmici e personali per ogni uomo e per l’umanità nell’insieme, che si innescano, si inseriscono uno nell’altro, proprio secondo il simbolismo delle due porte che si aprono tra i due mondi.

Questo momento astronomico di grande importanza è sempre stato festeggiato con feste e riti per cui a San Giovanni nelle campagne si accendono i fuochi, essi stessi simbolo di luce celeste, sovrannaturale, di purificazione e totale rinnovamento.

I due solstizi, quello d’estate e quello di inverno, sono detti “porte solstiziali”, la “porta dell’uomo” e “la porta degli dei”.

Nell’antica Roma, Giano bifronte era il governatore dell’inizio e della fine delle cose e considerato il guardiano delle porte solstiziali. Egli ha in mano le chiavi per aprire e chiudere le porte dell’iniziazione: “ianua inferi” e “ianua coeli”.

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Ianus, antica divinità solare, simboleggia la “porta” (“ianua” in sanscrito significa porta), che si apre su di un “passaggio segreto” che conduce fuori dal cosmo.

Le due porte di Giano bifronte, con l’avvento del Cristianesimo vengono dedicate ai due Giovanni: Giovanni d’estate è il Battista, il precursore del Cristo, quello che viene dinanzi al Messia, che prepara la strada. Giovanni d’inverno è l’apostolo prediletto, quello che sotto la croce fu fatto, da Gesù stesso, fratello del Signore e figlio di Maria; l’evangelista, il cui simbolo è l’aquila, è anche  il profeta dell’Apocalisse, la rivelazione della fine dei tempi, dei tempi che verranno, di un tempo nuovo, fuori da questo ciclo, perché tutte le cose e le tribolazioni sono passate e, dopo le battaglie, ci sarà l’avvento di una nuova era.

Un simbolismo profondo che indica un cammino iniziatico, evolutivo, per farsi diversi da ciò che si è, per farsi veri uomini e donne e poi dei e figli di Dio, con l’aiuto delle forze celesti, di qualcuno che dà una mano e apre le porte. Infatti il nome Giovanni, deriva dall’ebraico, Yehōhānnān composto da Yahweh (Dio) e da hānān che ha duplice significato di misericordia e lode, e significa quindi grazia, misericordia e lode di Dio.

I FUOCHI E L’ACQUA DI SAN GIOVANNI

Il 21 giugno il sole entra nel segno del Cancro ossia nella casa della Luna, perché astrologicamente la Luna ha domicilio nel segno del Cancro, che vuol dire che sono in sintonia e esprimono significati simili. Simbolicamente il Sole entra nella casa della Luna e quindi i due principi opposti ossia il fuoco e l’acqua, il maschile e femminile, si uniscono; da questo deriva una nuova nascita.

Molti sono i riti collegati all’acqua e al fuoco nella notte di San Giovanni e all’alba: per esempio la rugiada di san Giovanni, ma anche l’acqua che veniva preparata con alcune erbe medicamentose.

LA RUGIADA E L’ACQUA

Per raccogliere la rugiada nella notte miracolosa, durante la veglia, nei prati si stendevano teli che si bagnavano della guazza e al mattino presto si strizzavano, oppure si inseriva un piccolo recipiente nell’erba; con l’acqua poi si lavavano gli occhi e il viso per ottenere salute per la vista e per tutto il corpo e scacciare il male. Era un gesto di purificazione prima di partecipare alle cerimonie liturgiche, la rugiada ricordava il battesimo del Battista.

Bagnarsi con l’acqua della rugiada della notte santa ha un significato di rinnovamento, di rinascita, inoltre proteggerà la bellezza e la salute per tutto l’anno.

L’acqua ha significato di purificazione, inoltre è intesa come curativa e apportatrice di fecondità.

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Per preparare l’acqua di San Giovanni bisogna raccogliere, il giorno precedente, ossia il 23 giugno, diverse piante e fiori solstiziali, la composizione varia da zona a zona. Possono essere: verbena, ruta, ginestre, papaveri, fiordalisi, petali di rose canine e di rose coltivate, caprifogli, menta, iperico, sambuco, lavanda, camomilla matricaria, timo, basilico, salvia, rosmarino, mentuccia, malva e foglie di noce, artemisia, finocchio selvatico. Secondo alcuni le piante devono avere il numero di 9, secondo altri di 24, ma non deve mai mancare l’iperico.

A sera si pongono le erbe e i fiori in un catino di acqua che deve prendere la guazza della notte di San Giovanni. Al mattino ci si lava con questa acqua e vi si immergono i bambini per mantenerli sani. E’ un rito che propizia la salute e la buona sorte tutto l’anno.

I FUOCHI

Nella notte della vigilia di San Giovanni, la notte più breve dell’anno, in tutte le campagne del Nord Europa si accendevano dei falò sulle colline e sui monti, attendendo il sorgere del sole, questo perché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre e gli spiriti maligni, che, in quella notte più che mai, vagano nel cielo.

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Oltre ai falò, altri riti tradizionali con il fuoco erano: fare processioni con torce per i campi, far ruzzolare le ruote infuocate lungo i pendii, far andare il fumo dei falò verso i campi e saltare o attraversare il fuoco, rito quest’ultimo in uso nelle feste di Roma antica e anche in nord Europa.

È di buon augurio saltare sul fuoco avendo ben chiare le cose che vorremmo veder cambiare nella nostra vita. Più intenso e puro sarà il desiderio espresso mentalmente al momento del salto e più esso avrà ottime possibilità di realizzarsi.

Attorno ai fuochi si facevano canti e danze e nella notte magica potevano avvenire prodigi: dalle acque venivano voci e parole lievi e ben auguranti, nelle fiamme si leggevano presagi d’amore e di fortuna, il Male si allontanava e si dissolveva sconfitto.

Già nel secolo XI, il clero cominciò a benedire i fuochi di San Giovanni con una tipica formula: «Benedite, Signore, questo fuoco che, pieni di speranza, noi accendiamo per la Natività di San Giovanni Battista».

I fuochi di San Giovanni sopravvivono in alcuni luoghi ma in molti altri si sono trasformati in bellissimi  e appariscenti fuochi di artificio, come a Firenze, il cui patrono è San Giovanni Battista.

ALCUNE USANZE TRADIZIONALI DELLE ERBE DI SAN GIOVANNI

Al mattino si raccoglievano i fiori e se ne facevano mazzi che venivano portati in chiesa per essere benedetti dal sacerdote.

“Anche in Valsesia ritroviamo l’usanza dei falò, del lavacro con la rugiada e della benedizione in chiesa del mazzo di erbe e di fiori. Conservate gelosamente in casa, portate all’alpeggio in estate – verso il quale da molti paesi si partiva lo stesso giorno del 24 di giugno – le erbe benedette riconsacravano la baita di montagna lasciata l’anno prima, mantenendo tra le famiglie dei pastori un legame con la sacralità della festa e del rito d’inizio d’estate. Al ritorno dall’alpe, quelle stesse erbe essiccate, unite ad un ramo di olivo e ad uno di ginepro, venivano bruciate nella stalla a protezione degli animali. Non a caso, dunque, il precursore di Cristo, rappresentato con l’Agnello mistico e vestito da eremita, pastore del deserto, fu assunto dai pastori come patrono privilegiato fino dai primi secoli cristiani”.

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Le donne si recavano in processione con i mazzi dei fiori e richiedevano dal sacerdote una benedizione; i fiori benedetti avrebbero protetto la casa, gli abitanti, gli animali e i raccolti.

Eccone un esempio:

PREGHIERA MAGICA DEI FIORI DI SAN GIOVANNI
“Dio onnipotente ed eterno, che hai santificato nell’utero di tua madre il beato Giovanni Battista, e nel deserto hai voluto nutrirlo di erbe, di radici e di locuste silvestri, degnati di benedire questi rami, i fiori e le nuove biade, i frutti e le erbe che i popoli ……raccolgono, affinché …..siano una medicina per tutte le anime e per i corpi.
Dio, che in principio hai creato tutte le cose con la Tua onnipotenza e ad esse hai assegnato una forza, degnati di benedire questo insieme di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che li portano con sé o li conservano nelle loro case, siano liberati da ogni inganno diabolico.
Dio onnipotente ed eterno, che ti sei degnato di nutrire nelle grotte del deserto il beato Giovanni Battista di locuste e di miele selvatico, degnati pure, Signore, di benedire e di santificare questi fiori oggi preparati in onore al Tuo nome, affinché a tutti quelli che li portano in mano o li conservano nelle loro abitazioni, siano di protezione per i corpi e per le loro anime e di medicina per tutte le malattie.
Dio onnipotente ed eterno, creatore di tutte le cose per l’utilità del genere umano degnati di benedire e di santificare queste creature di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che da esse ne abbiano presi alcuni e li abbiano portati con sé ricevano la guarigione tanto del corpo come dell’anima, e affinché per propria forza, e in onore di Tuo Figlio e Nostro Signore e in onore del beato Giovanni Battista siano nuovamente beati e santificati e abbiano potere contro le tenebre, le nubi e le malignità delle tempeste e contro le incursioni dei demoni …..”

San Giovanni è un secondo Capodanno. La porta solstiziale, come momento di passaggio, permette di guardare oltre il tempo e lo spazio e di ricevere quindi seri e attendibili pronostici con risposte veritiere e sincere, purché si sia disposti alla purificazione e al rinnovamento.

In genere le fanciulle in attesa di matrimonio sfruttavano questa possibilità, in diversi modi:

  • prendere due cardi e bruciacchiarne la testa al crepuscolo; disporli in un bicchiere d’acqua sul davanzale della finestra, uno rivolto verso l’interno e uno verso l’esterno: quello che al mattino sarà dritto sullo stelo indica se la ragazza rimane ancora un anno in casa coi genitori o si sposerà;
  • versare la chiara d’uovo in una bottiglia e guardare la forma della filata per trarre auspici sul mestiere del futuro sposo;
  • la mattina del 24 giugno le giovani che si rivolgono a oriente possono vedere sul disco del sole nascente il volto del santo decapitato: colei che lo avrà visto per prima si sposerà entro l’anno.

Durante la notte si avranno sogni premonitori, si potrà sognare il Santo e la soluzione a problemi difficili o la cura per una malattia.

Sotto il guanciale vengono messe le “erbe di San Giovanni”, legate in mazzetto in numero di nove compreso l’iperico, per avere dei sogni premonitori e veritieri.

Se, il giorno di San Giovanni si comperava l’aglio si avrebbe avuto un anno prospero.

A mezzanotte si doveva raccogliere un ramo di felce e tenerlo in casa per aumentare i propri guadagni.

Un tempo il 24 giugno era il giorno in cui i giovani stringevano tra loro un particolare vincolo di comparatico, una sorta di parentela spirituale, ritenuta indissolubile e sacra forse più di quella di sangue. Ancora oggi, in alcune località, rimane l’uso dei compari e comari di San Giovanni.

Il GIORNO DI MEZZA ESTATE

In Gran Bretagna, il 24 giugno si festeggia il giorno di mezza estate, Midsummer Day, nel quale, come racconta Shakespeare in “Sogno di una notte di mezza estate”, “visibile e invisibile si compenetrano”, sogno e realtà si confondono.

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Nelle antiche religioni, si festeggiava la  festa di Litha, Dea del grano affine a Cerere e Demetra, durante la quale i Druidi raccoglievano le erbe che avrebbero usato poi durante tutto l’anno.

LE PIANTE SOLSTIZIALI

Nel passato,il Solstizio d’Estate era il momento migliore per la raccolta delle erbe. Le erbe, poi, venivano conservate per l’inverno e utilizzate nella cura di svariate malattie. Una parte, veniva bruciata subito nei fuochi solstiziali.

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Le erbe solstiziali sono piante molto efficaci come medicamento se raccolte in questi giorni, ma hanno anche tradizionalmente un valore “talismanico” e hanno fama di operare prodigi: si mettevano sotto il cuscino o dietro la porta di casa e alle finestre o se ne facevano dei mazzi o delle corone o delle croci, per difendere i vivi dalle influenze nefaste e anche per proteggere i defunti.

Anche i Druidi conoscevano la forza le piante solstiziali e le raccoglievano in stato di purezza indossando una veste bianca e secondo un rituale segreto.

Le erbe di San Giovanni sono molte, ma tra queste riveste una importanza particolare l’iperico che raggiunge la massima concentrazione della sua forza in questi giorni ed era chiamata “scacciadiavoli”.

Con l’iperico si possono fare molte preparazioni medicamentose. È una pianta molto attiva anche su alcuni disturbi mentali, come ossessioni e depressioni. Molto famosa è la preparazione dell’olio di iperico per lenire ustioni e piaghe e facilitarne la guarigione.

L’Iperico o Pilastro, serve contro i vermi, per cicatrizzare le ferite, contro i catarri bronchiali e vescicali.

Le lavature con l’infuso delle sommità fiorite risolvono le piaghe che tardano a chiudersi.

L’Erba di S. Giovanni sì usa contro le ustioni e per togliere il sangue dagli occhi quando sono infiammati. Risolve pure le ustioni leggere e gravi.

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Unita alla Linaria, sotto forma di fomenti, aiuta la guarigione delle emorroidi.” (tratto da un articolo di Tommaso Palamidessi)

L’iperico concentra le influenze astrali di Sole e Marte. Secondo la dottrina delle segnature, come insegnava Paracelso, avendo pori sulle foglie che ricordano dei buchi, è valido contro piaghe e ferite esterne e interne; inoltre, sfregando i fiori nel tempo balsamico, fuoriesce un liquido rosso (rosso di iperico, ipericina) che ricorda il sangue, contenuto in minuscole sacche che appaiono come puntini. Questo gli valse anche il nome di mille buchi. Il colore e la forma dei fiori ricordano il Sole e la luce, per cui la pianta combatte le tenebre e riporta la luce anche dal lato psichico (fuga demoni, caccia diavoli).

Altre piante solstiziali sono la ruta, la verbena, la lavanda, l’achillea, il rosmarino, l’aglio, la camomilla, la menta, l’artemisia, l’issopo, l’arnica, il vischio, il sambuco, per citarne alcune. Naturalmente possono variare da zona a zona, a seconda di quali piante sono in fiore durante il solstizio d’estate.

Le storie su queste e altre piante sono tante, come anche i particolari rituali di raccolta e usi: per esempio la verbena, conosciuta in Bretagna come “erba della croce” si riteneva proteggesse chi la porta con sé da qualsiasi male; era nota anche come “erba della doppia vista” perché il berne un infuso faciliterebbe la visione di realtà nascoste e proteggerebbe dai fulmini. La tradizione ne indica la raccolta a mezzanotte della vigilia di San Giovanni.

In Romania la pianta solstiziale per eccellenza non è l’iperico ma il Gallium verum, come mi ha raccontato una mia amica illustrandomi le tradizioni, i riti e gli usi.

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Viene chiamata Sanziene e festa di Sanziene è la festa del solstizio, durante la quale si balla intorno ai fuochi con ghirlande di questa deliziosa pianta dal profumo delicato e dal colore giallo oro, intrecciate e poste sul capo. Il nome rumeno di questa pianta meravigliosa, letteralmente, significa “Sante fate”.

A questa festa sono legati tanti rituali, in parte simili a quelli che si svolgono tradizionalmente nel solstizio in molti altri paesi. La pianta è fortemente medicamentosa oltre che bellissima e raggiunge il massimo delle proprietà al solstizio; secondo la tradizione si raccoglie il giorno di San Giovanni o dopo.

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Lascio alla mia amica il piacere di raccontarne tutti gli usi e tradizioni, così come le ottime proprietà, in un prossimo scritto.

Fiorenza Mascione


PER INFORMAZIONI


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