15 Maggio 2018 – Santiago di Compostela

Martedì 15 maggio, alle ore 21, prosegue a Firenze presso la sede dell’Associazione Archeosofica, Lungarno Guicciardini 11/R, il ciclo di incontri dal titolo “Viaggio nei luoghi del mistero” con la conferenza di Michela Concilio e Annalisa Masotti dedicata a “Santiago di Compostela”. Ingresso libero.

Il cammino a Santiago di Compostela, località situata in Galizia nella parte nord occidentale della Spagna, alla tomba dell’Apostolo Giacomo il Maggiore, Santiago in spagnolo, vive ai nostri giorni un nuovo impulso dinamico.

Ma la meta ultima del cammino si trova però poco oltre Santiago di Compostela, a Capo Finisterre che, come indica il nome stesso, segnava nel Medioevo il limite delle terre conosciute.

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Oggi sono migliaia le persone, di qualsiasi età e ceto sociale, lingua e nazionalità, che percorrono a piedi le strade tracciate sin dall’antichità, dal ritrovamento della tomba dell’Apostolo all’inizio del IX secolo, e successivamente nel Medioevo, principalmente dal XII al XIV secolo, ampliate e difese dai Cavalieri Templari, monaci e cavalieri.

L’eredità storica di ques003to sistema organico di vie che attraversa tutta l’Europa è stata protetta e custodita nei secoli cosicché esse sono percorribili ancora oggi.

Le motivazioni che spingono così tante persone a intraprendere oggi questo viaggio sono le più svariate, non necessariamente di carattere religioso, ma il comun denominatore, di questo cammino lungo e faticoso è di speranza, di amicizia, di una nuova prospettiva sul significato della vita.

 

Il ricordo è per tutti bello e assolutamente positivo ma lascia nel tempo la percezione personale e intima di qualcos’altro ancora da scoprire che spinge molti, nel tempo a voler ripetere il viaggio.

Nel periodo del fiorire dei grandi pellegrinaggi medievali l’idea tradizionale che si dava a questo particolare viaggio aveva un carattere in parte diverso da quello odierno.

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Nel Medioevo il pellegrino sapeva che tutti gli itinerari che conducevano ai più importanti luoghi Santi (Gerusalemme, Roma, Le Mont Saint Michel, Santiago) erano uniti da un’unica Fede. Queste località speciali hanno attirato migliaia di persone per secoli e secoli.

 

Quale era il motivo così importante che spingeva così tante persone ad intraprendere questi pellegrinaggi nonostante i pericoli, le difficoltà, la fatica e la lunghezza?

Dante, nella Vita Nova, ci fornisce utili chiarimenti: “Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo in quanto è peregrino chiunque è fuori dalla sua patria; in modo stretto non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di San Jacopo o riede.”

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Questa lontananza dalla vera patria, quella celeste, era la motivazione che sollecitava ad iniziare il viaggio, il cui significato simbolico è riferito alla vita interiore dell’uomo che può percorrere tutto un cammino, un itinerario di carattere spirituale.

Il pellegrinaggio era quindi un cammino esteriore nel corpo e contemporaneamente interiore nella propria anima e il cammino di Santiago era la via per ritornare alla vera patria perduta, la Santa Gerusalemme.

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Come effettuare questo itinerario? San Giacomo stesso ne indica il modo. È raffigurato infatti in veste da pellegrino nelle sculture e nelle pitture che si trovano nelle chiese, nelle abbazie, nei santuari lungo le vie che conducono a Campostela. Ha con sé dei simboli particolari propri di questo cammino: il bastone, la bisaccia, la zucca e la conchiglia.

La conchiglia è il simbolo distintivo per eccellenza del pellegrinaggio a Santiago di Compostela, così come lo era la palma per chi si recava a Gerusalemme, le chiavi per Roma e l’effige dell’Arcangelo Michele per chi tornava da Le Mont Saint Michel.

 

I pellegrini medievali portavano la conchiglia ricamata sulla veste come segno di distinzione in attesa di recarsi a Capo Finisterre dove avrebbero raccolto la vera conchiglia “regina” simbolo del viaggio compiuto.

005Di grande valore simbolico, la conchiglia, accompagna quindi il pellegrino lungo tutto il cammino di Santiago, raffigurata nelle chiese e nelle abbazie che segnano le tappe del percorso,  ora aperta, ora chiusa, ora rivolta verso l’alto, ora verso il basso, per indicare un cambiamento che deve avvenire nella propria interiorità dalla condizione di partenza a quella di arrivo.

Al tempo stesso San Giacomo vestito da pellegrino, indicava che lui stesso si fa guida,  è maestro ed amico di colui di colui o colei che cammina.

La cattedrale compostellana di Santiago,scrigno del “Sepulcrum Sancti Iacobi gloriosum”, esprime anche nella sua struttura architettonica e simbolica, questo itinerario spirituale.

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Oggi l’ingresso principale rivolto ad ovest presenta al pellegrino la facciata in stile barocco spagnolo edificata nel XVIII secolo a protezione dell’antico ingresso romanico e del famoso Portico della Gloria opera del Maestro Mateo.

Salendo la scalinata esterna che conduce al nartece si accede all’antico ingresso e al Portico della Gloria di straordinaria bellezza. La forza simbolica della struttura del Portico ha ispirato nei secoli ricerche e studi di carattere architettonico, teologico, simbolico e musicale.

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Nel timpano del portico centrale è raffigurata la Celeste Gerusalemme. Al centro, Cristo in maestà seduto sul Trono come Re, Sacerdote e Sacrificatore mostra i segni della sua passione: le piaghe delle mani, del costato e dei piedi.

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Il Maestro Mateo fu artefice anche di altre importanti modifiche alla facciata ovest della basilica, edificando una cripta sotto il Portico della Gloria e, sopra di questo, una tribuna.

La basilica di Santiago di Campostela è famosa anche per la bellezza della sue proporzioni architettoniche, in particolare al suo interno, dove più volte nella pianta si individuano rapporti aurei.

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La tomba dell’Apostolo si trova oltre l’altare maggiore posta nella cripta su un altare. E’ qui, su questo altare, che da secoli ogni giorno si svolge la prima celebrazione liturgica del mattino.

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Vi aspettiamo quindi martedì 15 anche con le vostre domande e curiosità!



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