La forza guaritrice della natura – di Fiorenza Mascione

Camminando sui sentieri, nei boschi, nei prati, ci sentiamo invadere da una verde sensazione di vitalità, ci sentiamo ricaricati e osserviamo una natura colorata, come un bel quadro, ma un quadro vivente, vario, cangiante, pulsante di vita e profumi.

Ne godiamo il beneficio, respirando a pieni polmoni la salubrità dell’aria, ne sentiamo il conforto mentre gli assilli della vita quotidiana si allentano, sfumano e ci sentiamo più sereni, più felici.

Fermiamoci a riflettere un attimo!…lapacho_speciali

Le piante ci donano tante cose a cominciare dall’ossigeno e dal nutrimento, indubbiamente un mondo senza piante sarebbe inabitabile. Quanto sono preziosi questi esseri per gli abitanti della terra, animali e uomini, per la vita stessa! Dobbiamo dire che le piante sono alla base della vita.

Nei tempi antichi, quando più vivo e presente era il rapporto con la natura, gli alberi e le piante erano riconosciuti come esseri viventi, con una loro personalità, potevano essere alberi ed erbe particolarmente amici dell’uomo o al contrario piante pericolose, ma sempre da trattare con rispetto. Piante dotate di speciali azioni curative che, assorbite dall’organismo umano o animale producono dei cambiamenti, riportano un equilibrio che era stato spezzato o, al contrario, usate in modo improprio possono portare uno squilibrio, quindi favoriscono o impediscono le attività psichiche.

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Piante che curano!

Nelle antiche civiltà le piante medicamentose sono un dono del cielo, di un dio o di una dea o comunque portate agli uomini da esseri soprannaturali.

Nell’antica Persia, il dio supremo Ahura Mazda avrebbe creato una pianta per curare ogni malattia. Nella Bibbia troviamo scritto: “L’Altissimo creò dalla terra i medicamenti, e l’uomo prudente non li disdegnerà” (Ecclesiastico, 38:4).

In Egitto il dio Osiride insegna agli uomini l’uso delle piante, alimentari e medicamentose e il suo gran sacerdote Thot, da cui deriva l’ermetismo, è messo a capo dell’arte medica e potremmo continuare così perché troviamo lo stesso concetto presso tutti i popoli.

Molte piante sono state utilizzate nei riti sacri per la loro funzione di purificazione e spiritualizzante: la verbena e il vischio dai druidi, la salvia e la ruta dei latini e non solo, il mirto e la rosa degli egizi, il basilico e l’alloro dei greci, l’issopo nella tradizione ebraica, solo per citarne alcuni. La rosa, il loto, il gelsomino, Il legno di sandalo, l’incenso, la mirra e diverse resine ancora oggi si utilizzano nelle cerimonie sacre.

I nomi di tante piante giunti sirosa selvatica disegnono a noi svelano antichi usi: la salvia è la pianta che salva, che dona salute; l’artemisia, consacrata ad Artemide di Efeso, promuove il ciclo femminile e ne elimina i dolori e facilita il parto (attenzione, va presa solo poco prima) come salvia e verbena; la menta che deriva dal latino mens e che è un ottimo stimolante per l’attenzione mentale, è utile quando ci si deve applicare agli studi.

Curioso è constatare che le moderne ricerche restituiscono a queste piante la loro antica dignità, riscoprendo proprietà che erano considerate leggende e superstizioni: salvia, rosmarino, menta, come altre labiate hanno un azione favorevole contro il decadimento cognitivo, in preoccupante aumento nella nostra era anche in età giovanile, favoriscono le facoltà  mentali di attenzione, memoria e concentrazione, come indicato negli antichi trattati; l’iperico, il famoso “scaccia diavoli”  da cui gli alchimisti traevano un distillato per rinforzare la memoria, ridonare le perdute energie e combattere l’umor nero, è ormai noto come potente antidepressivo.amazing-trees-22

Molti alberi sono stati considerati alberi sacri, sotto ad essi si svolgevano particolari riti in alcuni momenti dell’anno astronomico. Nei paesi nordici la betulla è l’albero sacro che rappresenta l’asse del mondo, ponte tra la terra e il cielo che l’iniziato ai riti di passaggio doveva ascendere; nell’antica Creta un albero racchiuso in un sacro recinto era centrale in alcuni riti e sotto ad esso si bruciavano incensi mentre le sue foglie divenute medicamentose venivano raccolte con venerazione e conservate. Nell’albero di sicomoro, sacro a Thot Ermete, la dea Iside dava all’adepto la bevanda della vita; così la quercia presso i Druidi, così il Buddha meditava sotto un albero come Gesù pregava sotto un ulivo.

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Tutto questo non ha solo un carattere simbolico ma esprime una realtà e la conoscenza di una Natura non solo fisica, ma di ciò che sta oltre il fisico. Infatti le piante come l’essere umano sono dotate di corpi energetici, un corpo eterico o corpo di energie più sottili di quelle fisiche, ma sempre parte del mondo fisco, e un corpo astrale o emozionale; corpi invisibili a chi non è dotato dei sensi psichici, o non si è allenato ad esercitarli, ma percepibili da diverse persone sensibili.

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Ildegarda di Bingen, per esempio aveva capacità straordinarie che le permettevano di vedere le proprietà sottili, nascoste di piante medicinali, alimenti e pietre, e anche come prepararle per somministrarle ai sofferenti, cosa era indicato ad uno o ad un altro, le sue ricette sono diventate famose e diffuse dalla Scuola Ildegardiana.

Oggi si trovano in commercio diversi libri divulgativi che riportano alcuni suoi rimedi e suggerimenti, purtroppo spesso incompleti e alterati.

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Lei stessa nei suoi libri scrive che fin da piccola aveva avuto delle visioni, che le erano state mostrate tante cose in un modo tipico di chi ha una struttura psichica e spirituale evoluta e quindi riesce a vedere tante cose che normalmente le persone non vedono, le sue visioni erano di carattere elevato, spirituale, oltre che di carattere pratico e fu anche ispirata compositrice di musiche, musiche che lei sentiva con un orecchio non fisico.

Ho fatto l’esempio di Iildegarda, che aveva queste capacità spontanee per sua costituzione personale ma le stesse capacità le abbiamo tutti potenzialmente e applicandosi con i metodi i adatti, con l’allenamento si possono ottenere, ci vorrà tempo e lavoro, ma si ottengono.

Alcuni medici dell’antichità praticavano una terapia speciale segreta consistente nel curarsi con le energie delle piante medicinali in vita, tra questi Gerolamo Cardano, Cecco d’Ascoli, Teofrasto Paracelso. Ne parla Tommaso Palamidessi nei suoi trattati “Guarire con le piante medicinali” e “il Piccolo Erbario Medicinale”. Questa terapia utilizza le energie eteriche e astrali che stanno dietro l’aspetto fisico del vegetale stesso.

Quando noi ci inoltriamo nei boschi o passeggiamo in una pineta o nella macchia mediterranea solitameamazing-trees-19-1nte ci sentiamo meglio, inconsapevolmente stiamo facendo una terapia, perché le piante donano la loro energia vitale anche spontaneamente.

In particolare alcuni alberi come il pino o l’eucalipto non emettono solo essenze balsamiche al calore del sole e ondeggiare del vento ma emettono anche delle particelle vitali color rosa che nutrono e vitalizzano il sistema nervoso energetico e di conseguenza fisico del fortunato passante.

La concezione della Natura vivente, nutrice e guaritrice è stata sostenuta dagli Alchimisti di tutti i tempi. La natura è fonte di quell’energia vitale di cui approvvigionarsi per compiere la Grande Opera Alchemica: “la preparazione del Magistero si fa per lo più in Primavera, perché la natura è ripiena di Spiritus mundi” (Tommaso Palamidessi, Alchimia teorica e pratica ermetica, pag. 43).

L’osservazione del moto degli astri, in particolare dei pianeti del sistema solare, è da tenere in gran conto per il sottile legame riconosciuto tra questi, le016 piante medicinali, e gli stati di salute dell’uomo, fin dai tempi dell’antico Egitto, della Caldea, della Grecia, raggiungendo alti livelli presso gli Esseni e i Terapeuti.

Il moto degli astri influenza in modo importante la crescita delle piante, la concentrazione dei principi attivi e le preparazioni erboristiche, così come influenza lo stato di salute e lo stato psichico dell’essere umano.

Per rendersene conto basta leggere gli studi che Tommaso Palamidessi ha dedicato a questo settore della cura con le piante, studiando trattati antichi e moderni e raccogliendone le perle che ci sono sparse, rettificando anche gli errori che si trovano in diversi testi, arricchendo il lavoro di tanti studiosi con i propri studi ed esperienze e pubblicazioni, iniziate negli anni ‘40 del ‘900 e portati avanti per tutta la vita, dando un contributo importantissimo e originale.

Nel 1968 con la fondazione della scuola Archeosofica, sono stati pubblicati diversi scritti sotto forma di “Quaderni” che racchiudono i risultati della sperimentazione dell’Autore.

Per me le piante medicinali sono state un amore e una scoperta continua, iniziata fin da piccola, quando le osservavo, volevo conoscerle, ascoltavo attenta tutte le informazioni che potevo raccogliere e stabilivo un primo contatto semplice con gli alberi e le piante che incontravo nelle mie ricognizioni solitarie; poi sono arrivati i primi libri, poi gli studi più approfonditi e il lavoro con le piante officinali e nel tempo ho imparato a conoscerle.

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Quando accompagno altre persone, adulti e bambini e fare le passeggiate di riconoscimento delle piante, rivivo con loro la scoperta e l’entusiasmo perché improvvisamente quel tutto verde omogeneo ma indistinto, diventa tanti esseri con un nome, con una identità, una personalità, diventano più amici, più vicini, più indispensabili. Il mondo si popola di tante vite, tutte collegate.

Allora mi piace raccontare le storie delle piante, che rivelano i loro benefici, mi piace trasmettere la gioia che provo io quando le trovo e le riconosco e insegnare come adoperarle e come prepararle perché donino le loro virtù salutari e a rispettarle, perché ci sono nella vita delle piante tanti segreti da scoprire.

Da Erborista mi sono sempre domandata come fanno le piante medicinali ad essere dei laboratori così perfetti da produrre farmaci specifici per curare le malattie dell’essere umano, in un modo a volte dolce, a volte drastico, spesso agendo su più fronti.

Tutto sta nel conoscerle e saperne estrarre le virtù curative.

Per questo bisogna indagare, non accontentarsi, perché si può fare tanto di più, ricorrendo a tutte le risorse che la natura mette a disposizione, per chi le ricerca.

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Per questo nella scuola di Archeosofia teniamo periodicamente dei corsi di Erboristeria, perché pensiamo di poter dare un contributo per saperne di più, per essere più sani e forti, per aiutare noi stessi e gli altri nel cammino della vita verso la realizzazione di se stessi in senso totale somato-psico-spirituale.

F.M.

 

Per informazioni:

 

 

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3 pensieri su “La forza guaritrice della natura – di Fiorenza Mascione

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