Un’esperienza interculturale, un evento sull’Arte Bizantina: il volto di Cristo. Aprile – Giugno 2017. Di Roxana Coman

Pubblichiamo la traduzione in italiano dall’originale in inglese, dell’articolo di Roxana Coman, PhD, Museologa del Museo Comunale di Bucarest, dedicato all’evento sull’iconografia che abbiamo co-organizzato nella scorsa primavera.

L’articolo in rumeno è di prossima pubblicazione sull’Annuario del Museo: “Bucuresti. Materiale de Istorie si Muzeografie” (Bucarest. Studi di Storia e Museologia) nel numero unico del 2017.

La collaborazione descritta nell’articolo, iniziata nel 2016, proseguirà anche nei nostri Corsi di Iconografia 2017/2018 di cui, a brevissimo, presenteremo il programma.


Un evento sull’Arte Bizantina: il volto di Cristo Aprile – Giugno 2017 – Un’esperienza interculturale

Inizialmente quando abbiamo ricevuto la proposta di collaborazione inviata da Christina Matiaki, sembrava proprio come qualsiasi altra proposta che di solito arriva presso il Dipartimento di Pubbliche Relazioni, Marketing e Progetti Culturali [del Museo]. Christina, insegnante di Iconografia a Kozani in Grecia, in un corso organizzato dalla Diocesi locale, voleva che ospitassimo una mostra a palazzo Suţu con opere dipinte da studenti che studiano pittura di icone, provenienti da tre paesi: Grecia, Italia e Romania. Mentre la nostra collaborazione progrediva, l’originalità del progetto, con l’accento sulla tradizione bizantina in varie culture, e il suo prezioso valore didattico sono diventati sempre più chiari …

Lo scopo della proposta era quello di continuare la collaborazione avviata nell’anno precedente, che aveva avuto per soggetto la rappresentazione della Vergine Maria nel corso dei secoli, con un progetto simile che nel 2017 riguardava i vari modi di raffigurare Cristo. L’edizione di quest’anno è stata realizzata con i seguenti partner: Regione della Macedonia Occidentale, Seminario iconografico della Diocesi di Kozani, Associazione Culturale “Aristotele”, Seminario iconografico della Diocesi di Grevena, l’Opera Pia per bambini “San Stylianos” di Kozani, l’Associazione Archeosofica di Firenze, la Facoltà di Teologia Ortodossa “Patriarca Giustiniano”, il Seminario teologico “Santa Filofteia” e il Museo Comunale di Bucarest.

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Come insegnante nei corsi di pittura di icone a Kozani, Christina Matiaki voleva offrire ai suoi studenti la possibilità di apprendere e incontrare persone con interessi simili che stavano anch’esse studiando l’iconografia. Di conseguenza, la prima edizione aveva facilitato gli scambi culturali e artistici tra studenti provenienti dalla Grecia e dall’Italia. Dopo il successo dell’evento, la naturale tendenza all’espansione aveva incluso in questo progetto interessante e ambizioso anche la Romania , unendo le forze con gli studenti rumeni della Facoltà di Teologia Ortodossa “Patriarca Giustiniano” e del Seminario teologico “Santa Filofteia”.

L’evento internazionale del 2017 è iniziato nel mese di aprile con mostre e laboratori tenutisi a Grevena e Kozani, spostandosi a maggio a Bucarest seguendo le stesse modalità, per terminare in bellezza a Firenze. La sezione di Bucarest dell’evento ha compreso una mostra ospitata nel Palazzo Suţu, sede del Museo Comunale di Bucarest, con sei grandi tele raffiguranti sei delle dodici Grandi Feste e inoltre le icone che rappresentano Gesù Cristo fatte dagli studenti di tutti e tre i paesi. L’apertura della mostra è stata fissata per sabato 13 maggio. Uno degli aspetti più interessanti che mi ha dato nell’occhio era che tre delle tele erano state dipinte a Firenze e l’altra metà a Kozani, evidenziando così l’importanza della collaborazione interculturale quando si tratta della tradizione bizantina di pittura delle icone. In più, la presenza di icone dipinte su vetro come una caratteristica specifica dell’antica arte rumena ha delineato l’idea principale dell’evento.

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Lunedì 15 maggio l’evento ha previsto un workshop sui colori antichi con Roberta Capezzuoli, Giovanna Caldarella e Javier Carrasco del Laboratorio di Firenze e una serie di interventi. Questi ultimi sono stati tenuti da studiosi provenienti dai tre paesi coinvolti nel progetto: il Prof. Stefano Buchiu, Decano della Facoltà di Teologia Ortodossa dell’Università di Bucarest, il Dr. Vasile Timiş, Luiza Bârcău, storica dell’arte, il Prof. Vasile Bogus, Christina Matiaki, teologa, archeologa, iconografa e coordinatrice del Laboratorio di Iconografia di Kozani (Grecia) e Alessandro Mazzucchelli, storico dell’arte medioevale, coordinatore dell’Associazione Archeosofica di Firenze. Il workshop e le presentazioni hanno concluso l’evento in Romania precedendo così la tappa finale che si è tenuta a Firenze.

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Essendo stata molto gentilmente invitata da Alessandro Mazzucchelli, ho partecipato all’evento finale del progetto a Firenze. La mostra, contenente le sei tele e le icone dipinte in tutti e tre i paesi, ha aperto la manifestazione sabato 10 giugno. Il giorno successivo sono stati organizzati workshop e presentazioni, mantenendo la stessa struttura delle fasi precedenti. Roberta Capezzuoli e Javier Carrasco hanno mostrato i vari colori naturali e i pigmenti usati nell’arte antica, sottolineando le loro origini naturali e minerali, tenendo presente che alcuni di essi sono stati effettivamente utilizzati nei corsi di iconografia dell’Associazione Archeosofica.

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Alle 15.00 di domenica pomeriggio, ho presentato un intervento sul monastero di Văcăreşti e il significato dei suoi affreschi, sottolineando l’intero messaggio del programma iconografico in relazione alle caratteristiche politiche e artistiche della Valacchia del XVIII secolo. Il calendario del giorno si è concluso con un corso pratico di disegno tenuto da Christina Matiaki e Roberta Capezzuoli per gli studenti che hanno frequentato i corsi di Kozani e di Firenze che sono stati membri del progetto.

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Lo storico dell’arte Alessandro Mazzucchelli ha tenuto una conferenza il 13 giugno, “La Via della Luce”, non inclusa nell’evento, ma intesa come un corollario, concentrando il suo intervento sulle basi teoriche e teologiche dell’icona. Usando le parole di Giovanni Evangelista, di san Gregorio Palamas e quelle del fondatore dell’Associazione Archeosofica, Tommaso Palamidessi, Alessandro ha parlato della particolare relazione tra l’uso dei colori nelle icone e il messaggio spirituale che implicano. Oltre alle regole e alle convenzioni per la pittura di icone impostate da vari Concili e trasmesse attraverso le diverse interpretazioni, l’icona rappresenta uno dei tanti aspetti dell’incarnazione di Dio, la base cristologica dell’icona. Dio si è fatto uomo in modo che l’umanità possa avere accesso al divino.

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Grazie all’Incarnazione, Dio può essere visto e rappresentato. Questa breve enunciazione rappresenta lo sfondo teologico per l’esistenza delle icone. L’icona di Gesù Cristo, di Dio come Uomo, è l’espressione visiva del dogma di Calcedonia. Rappresenta il Figlio di Dio fatto uomo, colui che è della stessa sostanza del Padre attraverso la sua natura divina e dello stesso nostra essenza tramite la sua natura umana.

Quando tratta delle convenzioni usate nella pittura di icone, Leonid Uspensky parla dell’esistenza storica di molti santi e del ruolo della pittura nel mantenere una certa iconografia e la maggior parte delle loro caratteristiche. Così, il processo della pittura di un’icona comporta l’obbligo di trasmettere e di utilizzare una rappresentazione accurata di quel Santo particolare. Naturalmente, questo non è sempre il caso quando prendiamo in considerazione variabili come il talento del pittore, la particolare interpretazione del canone in una Chiesa locale o le varie risoluzioni del Santo Sinodo. Inoltre, pur avendo una qualche somiglianza con il personaggio storico, l’icona di un certo Santo non implica l’idea di una rappresentazione fedele o di un ritratto. Questo è il punto dove i manuali bizantini entrano in gioco con i loro modelli e schemi diffusi attraverso la cristianità ortodossa.

L’enfasi principale di Alessandro è stata sulla luce divina che è presente e trasmessa attraverso la pittura di un’icona, una luce che non è creata da qualcuno o qualcosa o che può essere visto liberamente, ma si è resa accessibile all’umanità dall’Incarnazione di Gesù Cristo.

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Per me, come storica dell’arte ed educatrice museale, partecipare a questo progetto ha costituito un’esperienza unica e molto interessante grazie al senso di comunità, all’enfasi sull’istruzione e sulla conoscenza condivisa. Le discussioni che ho avuto con Gina Lullo, storica dell’arte, Christina Matiaki e Alessandro Mazzucchelli mi hanno dato un prezioso approfondimento sul significato e sul contenuto del progetto. Inoltre, la collaborazione tra istituzioni e associazioni di tre paesi è un’occasione meravigliosa per sviluppare future imprese.

La dimensione educativa di questo progetto è anche evidente se si esamina il modo in cui i corsi si rivolgono a gruppi di età non tanto coinvolti di solito dai programmi di istruzione museale. Questa sarebbe un’occasione per esplorare le possibilità di avviare programmi educativi per gli adulti anche nel Museo Comunale di Bucarest. Gli studenti [di iconografia] erano per lo più adulti con età compresa tra i 30 e i 77 anni e bambini dai 7 ai 12 anni. I corsi sono progettati in modo da insegnare sia le tecniche artistiche nella creazione di un’icona che  lo sfondo teoretico. Inoltre l’evento ha  un approccio per sviluppare negli studenti la comprensione tramite scambi culturali con altri paesi e quindi offre una prospettiva particolare.

Iniziata nel 2016, questa impresa interculturale è in procinto di creare una comunità unita dalla stessa apprezzamento dell’arte e della spiritualità, lavorando insieme verso un obiettivo comune, oltre i confini nazionali e culturali.

Roxana Coman, PhD

Museologa

Museo Comunale di Bucarest


Per informazioni:


Di seguito l’originale dell’articolo in inglese:

A Byzantine Art Event: The Face of Christ, April-June 2017 – an intercultural experience

When we first took on the collaboration proposal sent by Christina Matiaki, it seemed to be just like any other proposal we usually receive at the Department of Public Relations, Marketing and Cultural Projects. Teaching Iconography at Kozani, a course organized by the Bishopric of Kozani, Christina wanted to host an exhibition in the Suțu Palace with works painted by students studying icon painting, originating from three countries: Greece, Italy and Romania. As our collaboration progressed, the originality of the project, with an emphasis on Byzantine tradition in various cultures, and its valuable educational character became increasingly clearer.

The aim of the proposal was to continue the collaboration initiated in the previous year on the subject of the representation of the Virgin Mary throughout the centuries with a similar project in 2017 concerning the various instances used when depicting Christ. This year’s edition was put together with the following partners: Region of Western Macedonia, the iconographic seminary of the Diocese of Kozani, the `Aristotle` Cultural Association, the iconography seminary of the Diocese of Kastoria `Non Stop`, the `Saint Stylianos` Children’s Shelter in Kozani, the Naturalist Association of Mesopotamia in Kastoria and the `Associazione Archeosofica` in Florence, the `Iustinian Patriarhul` Faculty of Orthodox Theology,  the `Saint Filofteia` Theological Seminary and The Bucharest Municipality Museum.

As a teacher of icon painting courses in Kozani, Christina Matiaki wished to offer her students the possibility to learn and meet people with similar interests and were also studying icon painting. As a consequence, the first edition facilitated cultural and artistic exchanges between students from Greece and Italy. Following the event’s success, the natural tendency to expand included Romania in this interesting and ambitious project by joining forces with Romanian students from the`Iustinian Patriarhul Faculty of Orthodox Theology ` and the `Saint Filofteia` Theological Seminary.

The 2017 international event began in April with exhibitions and workshops held in Grevena and Kozani, travelling in May to Bucharest following the same structure, ending on a high note in Florence. The Bucharest section of the event involved an exhibition hosted in Suțu Palace, the headquarters of the Bucharest Municipality Museum, with six large canvases depicting six of the 12 Great Feasts and icons representing Jesus Christ  made by students from all three countries. The opening of the exhibition was set for Saturday, May 13. One of the most interesting aspects that caught my eye was that three of the canvases were painted in Florence and the other half in Kozani, thus outlining the importance of intercultural collaboration when it comes to the Byzantine icon painting tradition. Additionally, the presence of icons painted on glass as a specific feature of old Romanian art outlined the main idea of the event.

On Monday, May 15, the event included the workshop about Antique colours with Roberta Capezzuoli, Giovanna Caldarella and Javier Carrasco from the Laboratorio di Firenze and a series of presentations. The latter were delivered by scholars from the three countries involved in the project, namely: Prof. Ștefan Buchiu, the Dean of Faculty of Orthodox Theology, University of Bucharest, Dr. Vasile Timiş, Luiza Bârcău, Art Historian,  Prof. Vasile Bogus, Christina Matiaki, Theologian, Archeologue, Iconographer, and coordinator of the Iconography Laboratory of Kozani (Grecia), and Alessandro Mazzucchelli, Medieval Art Historian, coordinator of the Associazione Archeosofica di Firenze. The workshop and the presentations concluded the event in Romania with the final stage to be held in Florence.

Having been so graciously invited by Alessandro Mazzucchelli, I attended the final event of the project in Florence. The exhibition containing the six canvases and icons painted in all three countries opened the event on Saturday, June 10. The following day, there were workshops and presentations, maintaining the same structure as the previous phases. Roberta Capezzuoli and Javier Carrasco discussed the various natural colours and pigments used in old art, emphasizing their natural and mineral origins, having in mind that some of them were actually being used in the icon painting courses held in the Associazione Archeosofica.

At 15.00 on Sunday afternoon, I gave a presentation about the Văcărești Monastery and the meaning of its frescoes, underlying the entire message of the iconographical program in relation with the political and artistic features of 18th century Wallachia. The day’s schedule ended with a practical drawing course taught by Christina Matiaki and Roberta Capezzuoli for the students who were attending the courses in Kozani and in Florence and were members of the project.

The Art Historian Alessandro Mazzucchelli gave a conference on June 13, La Via della Luce, that wasn’t included in the event, but intended as a corollary, focusing on the theoretical and theological basis of the icon. Using the words of John the Evangelist, Saint Gregory Palamas, and those of the founder of Associazione Archeosofica, Tommaso Palamidesi, Alessandro spoke of the special relation between the use of colours in icons and the spiritual message they entail. Besides the rules and conventions for icon painting set by various Councils and transmitted through the use of Ermineia, the icon represents one of the many instances of God’s incarnation, the Hristologic basis for the icon. God made Himself human so that humankind can have access to the divine.

Through Incarnation God can be seen and represented. This short enunciation represents the theological background for the existence of icons. The Icon of Jesus Christ, of God as Human, is the visual expression for the Calcedon dogma. It depicts The Son of God made human, He who is of the same being as the Father through His divine nature and of the same being with us through His human nature.

When it comes to the conventions used in painting icons, Leonid Uspensky talks about the historical existence of many saints and its role in maintaining a certain iconography and most of their features. Thus, the process of painting an icon entails the obligation of transmitting and using an accurate representation of that particular Saint. Of course, this is not always the case when we take into account variables such as the painter’s talent, the local church’s own interpretation of the canon or the various Holy Synod’s resolutions. Also, having a somewhat resemblance to the historical character in the icon of a certain Saint does not entail the idea of a faithful depiction or a portrait. This is where Byzantine manuals come into play with their models and patterns spread across the Orthodox Christendom.

Alessandro’s main emphasis was that of the divine light that is present and transmitted through icon painting, a light that isn’t created by someone or something or can be seen freely, but made accessible to humankind by the Incarnation of Jesus Christ.

To me, as an art historian and a museum educator, being part of this project has constituted a very interesting and unique experience due to its sense of community, of its emphasis on education and shared knowledge. The discussions I had with Virginia Lullo, Art Historian, and Christina Matiaki and Alessandro Mazzucchelli gave me a valuable insight into the meaning and contents of the project. Moreover, the collaboration between institutions and associations from three countries is a wonderful opportunity to develop future ventures.

The educational dimension of this project is also apparent especially if we look at the how the courses are addressing age groups not so frequently targeted by museum education. This would be an opportunity to explore the possibilities of initiating educational programs for adults even in the Bucharest Municipality Museum. The students were mostly adults, with ages ranging from 30 to 77 years old and children from the age of 7 to the age of 12. The courses are designed in a way that covers both the artistic techniques and process of icon painting and the theoretical background. In addition, having the event as an approach to develop students’ understanding by ways of cultural exchanges with other countries, offers a particular perspective.

Initiated in 2016, this intercultural enterprise is on its way of creating a community united by the same appreciation of art and spirituality, working together towards a common goal, across national and cultural borders.

Roxana Coman, PhD

Museologist

The Bucharest Municipality Museum

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Un pensiero su “Un’esperienza interculturale, un evento sull’Arte Bizantina: il volto di Cristo. Aprile – Giugno 2017. Di Roxana Coman

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