A Firenze, presso la Sezione dell’Associazione Archeosofica, Lungarno Guicciardini, 11/r, prosegue il ciclo di incontri “Cronache di civiltà scomparse”, a commento dell’opera di Alessandro Benassai “Indagine sulle grandi Piramidi”, con la conferenza dal titolo “L’enigma della Sfinge”, Martedì 7 Marzo alle ore 21. Relatore: Alessandro Mazzucchelli. Ingresso libero.
Dal termine egiziano Seshep-Ankh Atùm, “L’immagine vivente di Atùm”, derivò attraverso il greco il nome “Sfinge”, che ha poi assunto nel linguaggio moderno il significato di “impenetrabile”, “enigmatico”, “insondabile”.

Della Sfinge infatti si è parlato e scritto moltissimo con tesi e pareri contrastanti. Sebbene sia fatta risalire alla IV Dinastia non esiste alcun testo egizio sull’Antico Regno che la citi.
La sua remotissima antichità, come anche quella del Tempio edificato accanto, sembra risultare da molti elementi esaminati da vari ricercatori, fra i quali non ultima l’unità di misura utilizzata per la sua costruzione, come ha evidenziato Alessandro Benassai in diversi testi su questo argomento.
Chiamata dagli Egiziani “Hor-em-Akhet” cioè “Horo che è all’Orizzonte”, la Sfinge è un chiaro simbolo di resurrezione. Il volto umano che guarda il Sole che sorge, rappresenta l’Uomo risorto, mentre il corpo di Leone, il sembiante della dea Sekhmet, l’immagine del fuoco di Rà, simbolizza il suo corpo immortale. Il volto umano raffigura quindi l’Uomo-Dio, al quale si assimila il Faraone, il Re dell’Egitto, dominatore della forza creatrice e distruttrice di Rà, personificata dalla Dea dalle sembianze di un leone.
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