13 gennaio 2017 – Il volto di Cristo e le 12 grandi feste bizantine

A Firenze, presso la sezione dell’Associazione Archeosofica, Lungarno Guicciardini 11/r, venerdì 13 gennaio alle ore 21, continuano gli incontri dedicati all’arte iconografica con la conferenza di Christina Matiaki, Maestra d’Arte, teologa, archeologa, responsabile della Scuola di Iconografia di Kozani in Grecia e di Gina Lullo, dottore di ricerca in storia dell’arte medievale. L’ingresso è libero.

In vista della mostra di icone che sarà intitolata a “Il volto di Cristo e le dodici grandi Feste bizantine” e che concluderà le attività svolte nell’anno 2016-2017 dalla Scuola d’Arte iconografica dell’Associazione Archeosofica di Firenze in collaborazione con la Scuola di Iconografia di Kozani (Grecia), l’incontro è un preludio volto ad introdurre da diverse angolature tale tematica che era ed è una costellazione di simboli da saper decodificare altrimenti le icone sacre rischiano di rimanere gelidamente impenetrabili.

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Le dodici grandi feste nelle Chiese di tradizione bizantina celebrano le principali solennità liturgiche dell’anno e si manifestano allo sguardo dei fedeli, attraverso un tripudio di luci e colori, nella prima fila della iconostasi. Tale tramezzo che divide il santuario, luogo del mondo divino ed eterno, dalla navata, luogo degli iniziati cristiani in cammino verso la Luce, non è solo un confine ma anche un ponte verso le meraviglie del Regno celeste.

A partire dal IX secolo, infatti, dopo le lotte iconoclaste e il Trionfo dell’Ortodossia con la legittimazione del culto delle icone, le tavole dipinte dell’iconostasi traducono in immagini, attraverso un complesso programma iconografico, l’economia della Salvezza tramite la discesa del Messia e il suo sacrificio e la nostra volontaria ascesa a lui.  L’icona stessa è concepibile solo grazie all’Incarnazione del Logos, dove “la figura di Cristo è il volto umano di Dio; lo Spirito Santo riposa su di lui e ci rivela la Bellezza assoluta, divino-umana che nessun’arte può mai rendere adeguatamente: solo l’icona può suggerirla mediante la luce taborica […] L’icona è specchio temporale dell’eternità” (P. N. Evdokìmov, La teologia della bellezza). Ma l’icona è anche altro, come ci ricorda Tommaso Palamidessi “… è l’Ipostasi del Verbo, essa non rappresenta una semplice apparizione terrestre: l’iconografo fa vedere l’Ipostasi del Verbo, coi caratteri che determinano la sua natura umana, ma questi sono trasformati dalla vicinanza del Verbo […] Per l’Archeosofia e per l’Oriente, l’icona è uno dei sacramenti, per l’esattezza quello della presenza personale” (L’ascesi artistica i colori e la pittura, Quaderno 27).

“Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv, 14,8): ecco che diventa cruciale la raffigurazione del volto di Cristo dal vivo o per mezzo di immagini di origine divina. Ma che volto ha Dio? Chi non si è mai posto questo quesito? Chi non ha mai desiderato vederlo e contemplarlo?

Nel panorama molto depauperato e frastagliato delle origini, ma ancora straordinariamente ricco di documenti pittorici, si possono annoverare celebri immagini che vogliono esserne testimonianza. Il Mandylion (panno di lino dove è stato miracolosamente impresso il volto di Cristo) di Edessa sul quale Cristo si asciugò il viso, lasciando impressa la sua immagine sulla tela che inviò al re Abgar guarendolo; il Mandylion di Kamuliana che era un ritratto di Gesù dipinto su lino che una donna aveva raccolto in una fontana e da cui era stata miracolosamente impressa una copia che dall’Asia Minore giunse a Costantinopoli dove era venerato sin dal VI secolo; la Veronica del Vaticano, il Sudario del Volto Santo che era conservato nella Basilica di San Pietro probabilmente fino al sacco dei Lanzichenecchi e fu celebrato da Dante nella Divina Commedia quando, accompagnato da San Bernardo da Chiaravalle, contempla la gloria della Vergine Maria nella luce vivissima della candida rosa dei beati (Paradiso, XXXI, 103-108) e al quale si reca a rendere omaggio in pellegrinaggio il “vecchierel canuto e stanco” di Petrarca (Canzoniere, XVI, 9-11). A Roma, presso il Sancta Sanctorum, scrigno sacro inaccessibile per secoli, si conserva anche un’antica icona di Cristo a figura intera ritenuta acheropita, cioè non dipinta da mano umana.

Queste antiche testimonianze ci tramandano un’immagine del Cristo che è quella che si è attestata attraverso i secoli nelle icone. Icone che erano e devono essere soprattutto luogo d’incontro teofanico tra luce increata e quella creata: “esperienza di luce perché Dio è una luce increata e inaccessibile, ma resasi accessibile agli uomini per mezzo del Figlio incarnato nel genere umano. Il Prologo del Vangelo secondo Giovanni non lascia equivoci”. (Tommaso Palamidessi, Esperienza misterica del Santo Graal, Quaderno 18). Bagno di Luce attraverso l’icona dal quale chi la guarda o la dipinge in un certo modo, con Amore, deve potersi lasciar trasfigurare.

Fra i mezzi ascetici di primaria importanza si colloca l’iconognosia, ovvero la conoscenza dell’immagine per scopi di elevazione spirituale e di incontro con la Divinità. L’icona racchiude simboli e scene dipinti a colori scelti secondo le leggi del colore e dei suoi effetti sulla coscienza. […] L’iconognosia fa parte della theosis per mezzo dei simboli.” (Tommaso Palamidessi, Quaderno 27). Colori, geometrie, proporzioni, numeri, dimensioni … tutto nell’icona è simbolico, vuole mettere in comunicazione la terra e il cielo, ciò che è materiale con ciò che è spirituale, l’uomo con Dio, e opera affinché questi possa trasmutare fondendosi con Lui in un abbraccio di Luce e Amore.

Le dodici feste bizantine racchiudono, infatti, anche un ricco simbolismo numerico nascosto e legato al dodici che è definito da Tommaso Palamidessi “numero d’elezione”. Il numero dodici torna più volte in passi biblici e si dispiega dalla creazione sino alla Gerusalemme celeste dell’Apocalisse, dando le chiavi che indicano al cristiano e all’asceta la Via da seguire per farsi somiglianti a Lui.

Un’altra occasione quindi per avvicinarsi all’arte da un punto di vista “diverso”! Per chi vuole poi cimentarsi in pratica con il disegno e la pittura, Sabato 14 e Domenica 15 Gennaio dalle 10 alle 18, 4° Workshop del programma della Scuola per il 2016/2017 che è consultabile a questo link Corso di pittura iconografica 2016/2017

Per informazioni:

 

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