21 Giugno 2016 – Grecia – Italia: Iconografi a confronto. Il racconto

Martedì 21 Giugno alle ore 21 si chiude con un evento speciale la mostra “Il volto della Vergine Maria attraverso i secoli”, che, dopo gli appuntamenti di Kozani e Kastoria in Grecia, è stata inaugurata Sabato 4 giugno presso la Sezione di Firenze dell’Associazione Archeosofica. Ingresso libero. La mostra espone le icone realizzate dagli studenti dei laboratori di iconografia sia greci che italiani in vista di questo intenso e prolifico scambio artistico, culturale e spirituale che è divenuto subito collaborazione, fratellanza e amicizia!

On Tuesday 21st June,  at 9 p.m., the exhibition “The face of the Virgin Mary over the centuries” will be closed with a special event. Free entrance. After the meetings in Kozani and Kastoria in Greece, the exhibition opened on Saturday 4h June at the Sezione di Firenze dell’Associazione Archeosofica and it shows the icons realised by Greek and Italian students of the Iconography painting studios toward this intense and prolific artistic, cultural and spiritual exchange which has quickly become cooperation, brotherhood and friendship!

Martedì 21 appunto, Roberta Capezzuoli e Alessandro Mazzucchelli, insieme a tutti le amiche e gli amici che hanno collaborato alla riuscita di questa iniziativa, ci racconteranno il viaggio in Grecia, le visite a luoghi speciali come le chiese bizantine di Kastoria e i monasteri delle Meteore e il senso profondo di questa passione comune tra noi e i nostri amici greci per l’arte bizantina delle icone rivissuta come esperienza artistica e ascetica personale.

On Tuesday 21st, Roberta Capezzuoli and Alessandro Mazzucchelli, with all their friends who collaborated in the sucessful of this initiative, are telling us about their trip in Greece, their visits to some special places as the Byzantine churches of Kastoria, the Meteora monasteries and the deep sense of the passion we share with our Greek friends for the Byzantine icons art lived again as an artistic and ascetic personal experience.

Se nel mondo greco-ortodosso, infatti, la tradizione dell’icona sacra, unitamente ad una teologia dell’icona, non è mai scomparsa, in Occidente il contributo di Tommaso Palamidessi, fondatore dell’Archeosofia, è stato fondamentale per la rinascita dell’interesse per questa forma d’arte che è diventata, soprattutto, una chiave ascetica, in quanto prezioso strumento di elevazione e trasmutazione spirituale. Questa riscoperta della tradizione della pittura sacra è stata anche il frutto dei suoi lunghi soggiorni al Monte Athos e alle Meteore negli anni ’50 dello scorso secolo, dove stabilì un fruttuoso contatto con l’esperienza e con i segreti dei monaci pittori. Risultato di questa ricerca appassionata e delle sue esperienze dirette è stato il libro “L’icona, i colori e l’ascesi artistica”.

In fact, if in the Greek-Orthodox world the holy icons, together with a theology of icons, have never disapperared, in the Western world, the contribution of Tommaso Palamidessi, founder of the  Archesosofia, has been essential for the rebirth of the interest in this form of art which has become, above all, an ascetic key as a precious instrument of elevation and spiritual transmutation. This rediscovery of the holy icons tradition was also the result of his extended stays on Mount Athos and at Meteore in the middle of the previous century, where he established a worthy contact with the monk’s experience and secrets of painting. The result of this enthusiastic research and of his direct experiences was the book “The icon, the colours and the artistic ascesis”.

La mostra è dedicata, non a caso, al volto della Vergine, poiché Maria e le icone che la raffigurano possono diventare un sublime ponte tra noi e il divino: da sempre la Vergine partecipa al rinnovamento dell’uomo e del mondo e, grazie alla cooperazione di Maria, la presenza immanente del Cristo si può finalmente restaurare nel cuore dell’uomo.

The exhibition is dedicated, not by chance, to the face of the Virgin Mary because Mary and the icons which represent her can become a sublime bridge between us and the Divine: the Virgin always takes part in human and world’s renewal and, thanks to Mary’s cooperation, the immanent presence of Christ can finally be renovated in human heart.

L’icona sacra, che nasce, secondo la leggenda, con l’evangelista e pittore San Luca, testimonianza dell’incarnazione del Cristo che ha reso visibile un Dio invisibile, è stata sovente al centro di lunghe e cavillose dispute teologiche, sino a diventare oggetto di sistematiche distruzioni. Ciò avvenne in particolar modo nel mondo bizantino, durante il periodo della lotta iconoclasta (726-843 d.C). Con il Concilio di Nicea del 787 si sancì la restaurazione delle icone e, successivamente, la loro venerazione. Tra gli iconoduli (coloro che difendevano la venerazione delle icone), che svilupparono una intensa riflessione teologica sulle immagini sacre, uno tra i primi e maggiori difensori dell’ortodossia fu San Giovanni Damasceno, il quale nel De fide orthodoxa (742) scrive: “posso rappresentare quello che di Dio è visibile. Non venero la materia, ma venero il creatore della materia che divenne materia per amore mio, che assunse la vita nella carne e che, attraverso la materia, operò la mia salvezza”. Successivamente, San Teodoro Studita sistematizzò la questione, sostenendo che l’icona rivela il Dio-Uomo, il Cristo totale, e che essa contempla il mistero dell’Incarnazione attraverso l’umanità del Cristo.

The holy icon which was born, according to the legend, with the evangelist and painter Saint Luke, proof of the incarnation of Christ which makes visible an invisible God, was often at the centre of long and meticulous theological debates until the moment when the icon was systematically destroyed. This took place above all in the Byzantine world, during the period of the iconoclastic struggle (726-843). The Council of Nicaea of 787 acted to restore the use and, later, the veneration of the icons. Among the iconodules (the apologists for the veneration of icons), who developped  a strong theological reflection on the holy icons, one of the first and most effective defenders of Orthodoxy was Saint John of Damascus who, in De fide orthodoxa (742) wrote:  “I paint the visible flesh of God. I do not worship matter, I worship the God of matter, who became matter for my sake and deigned to inhabit matter”. Later, Saint Theodore the Studite resolved the argument asserting that the icon reveals the God-Man, the total Christ, and that it contemplates the mistery of the Incarnation through the humanity of Christ.

L’icona sacra, inoltre, “Per l’Archeosofia e per l’Oriente … è uno dei sacramenti, per l’esattezza quello della presenza personale…  È il luogo teofanico della manifestazione divina” (Tommaso Palamidessi, Q. 27, L’Ascesi artisti, i colori e la pittura).

Moreover, the holy icon “for the Archeosofia and for the Eastern world….is one of the sacraments and exactly  the sacrament of the personal presence. ..It is the theophanic place of the divine manifestation” (Tommaso Palamidessi, Q.27, The artistic ascesis, the colours and the painting).

Muovendo da queste riflessioni, si è scelto di incentrare il lavoro degli allievi del laboratorio di pittura dell’Associazione Archeosofica di Firenze sulla riproduzione di icone mariane di ambito, in gran parte, romano medievale, preziose testimonianze della unità della tradizione cristiana d’Oriente e d’Occidente, anche in campo artistico, prima dello scisma fra chiesa cattolica e ortodossa del 1054.

Considering these reflections, we choosed to focus the students’ work of the Painting Studio of the Associazione Archeosofica of Florence on the reproduction of Marian icons largely in the roman medieval context, very important proof of the unity of the Eastern and the Western christian tradition also in the artistic field, before the schism between the catholic and the orthodox churches in 1054.

È proprio a Roma, infatti, che sono state dipinte alcune delle raffigurazioni più antiche tra quelle a noi note della Vergine. Tra queste sono da annoverare alcuni dipinti murali delle catacombe, i mosaici dell’arco trionfale della basilica Santa Maria Maggiore, gli affreschi in Santa Maria Antiqua … ma da sempre vi sono venerate anche alcune tra le sue più antiche e celebri icone. In particolar modo, cinque di esse risalgono al periodo pre-iconoclasta e sono state un fulcro nevralgico della devozione e della storia religiosa della stessa Urbe.

Indeed, some of the oldest representations of the Virgin Mary we know were painted in Rome. Among them, there are some wall paintings of the catacombs, the Triumphal Arch Mosaics of the basilica of Santa Maria Maggiore, the frescoes in Santa Maria Antiqua… but, there, people have always venerated some of her oldest and well-known icons. Especially five of them date back to the pre-iconoclast period and  they were an important cornerstone of the devotion and of the religious history of the city of Rome.

Si tratta, nello specifico, della Madonna di Santa Maria Nova (conservata in Santa Francesca Romana al Foro Romano, maverosimilmente proveniente da Santa Maria Antiqua), dipinta ad encausto su tavola e raffigurante la tipologia iconografica della Madonna Odighitria dextokratousa (ossia della Vergine che sostiene il Bambino col il braccio destro). I volti della Madonna e del Bambino, quest’ultimo molto depauperato, di un vivissimo naturalismo, sono ciò che sopravvive di un’antichissima tavola e sono stati recuperati a metà del secolo scorso al di sotto di uno strato pittorico tardo duecentesco-trecentesco (cui appartiene il resto della composizione pittorica che rimane sulla tavola, raffigurante una Madonna detta del Conforto).

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It is, in particular, the Madonna di Santa Maria Nova (stored in Santa Francesca Romana at the Roman Forum, but probably coming from Santa Maria Antiqua), an encaustic painting on wooden board representing the iconographic type of  Madonna Odighitria dextokratousa (that is the Virgin Mary holding her child on her right arm). The heads of Mary and Christ child (this one very impoverished) of a very lively naturalism, are the remainders of a very old board and they were recovered in the middle of the previous century under a paint layer of the late thirteenth-fourteenth-century ( also the remainders of the painting on the board date back to that period and they represent a Madonna called of  Comfort).

La Madonna della Clemenza (nella basilica di Santa Maria in Trastevere) raffigurante la Madonna col Bambino in trono, due angeli apteri e un pontefice inginocchiato. La Madonna, abbigliata con sontuosi vesti e preziosi ornamenti e con la testa cinta da una corona, è raffigurata come una regina, seduta su un trono, in posa frontale e sorregge una croce astile. L’icona fu, sin dall’VIII secolo, il modello di riferimento per tutta una serie di repliche romane e laziali raffiguranti la Vergine in trono come una basilissa bizantina.

Santa Maria in Trastevere

 

The Madonna della Clemenza (in the basilica of Santa Maria in Trastevere) represents the Virgin and her child enthroned, two apterous angels and a pope kneeling. The Madonna, clothed with a sumptuous dress, precious decorations and with a crown on her head  is represented as a queen, enthroned, looking forward and holding a cross. From the 8th century this icon was the reference model for many replicas from Rome and from Lazio representing the Virgin Mary enthroned as a Byzantine empress.

L’icona di Maria di Santa Maria ad Martyres (Pantheon), detta Madonna di San Luca, è una Madonna Odighitria, dipinta a tempera su tavola probabilmente da un pittore romano agli inizi del VII secolo. Si ipotizza, infatti, che l’icona sia stata realizzata quando il Pantheon, tempio pagano dedicato a tutti gli dei, fu trasformato dall’imperatore bizantino Foca in una chiesa cristiana e consacrato il 13 maggio 609. Nella tavola, molto consunta nello strato pittorico e ridotta e sagomata nel profilo esterno delle figure in un’epoca non nota, è effigiata la Vergine a pieno busto, frontale, che sorregge il Figlio con il braccio sinistro.

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The icon of the Virgin Mary of Santa Maria ad Martyres (Pantheon), called St Luke Madonna,  is a Madonna Odighitria, a tempera painting on wooden board  made perhaps by a roman painter at the beginning of 7th century. In fact, this icon was probably realised when the Pantheon, a pagan temple, was transformed by the Byzantine Emperor Foca to a Christian church and consacrated on 13th may 609. On the board, very worn-out in its paint layer and reduced  and contoured in the external contour of the illustrations during an unknown period, the Virgin Mary is represented full bust, fontal, holding her son on her left arm.

La Madonna di San Sisto (o del Monasterium Tempuli) è tra le più belle icone raffiguranti la Vergine Advocata. Anch’essa è detta Madonna di San Luca in quanto riferita, ab antiquo, all’evangelista. L’icona,  dipinta a encausto su legno di tiglio senza l’interposizione della tela, è datata ipoteticamente all’inizio VII secolo e c’è chi ha sostenuto che sia l’Aghiosoritissa originale portata a Roma da Bisanzio al sorgere delle contese iconoclaste. La Madre di Dio, a pieno busto e lievemente posta di tre quarti, ha il volto intensamente rivolto verso il riguardante, mentre con le braccia e le mani è nell’atteggiamento della supplice. Anche questa sacra icona è all’origine di una vera e propria serie di repliche romane (anche se a volte confuse, mescolate e contrapposte con la più tarda icona dell’Advocata dell’Aracoeli).

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The Madonna of San Sisto (or of the Monasterium Tempuli) is one of the most beautiful icons representing the Vergin Advocata. This icon too, is called Saint Luke Madonna  because referred, ad antiquo, to this evangelist. The icon, an encaustic painting on lime wood withoout canvas was probably painted at the beginning of 7th century and someone asserts that it is the original Aghiosoritissa brought to Rome from Bysantium at the beginning of the iconoclastic struggle.  The mother of God is full bust and slightly in three quarters position, with her face intensly looking at the prayerful, while her arms and hands are in a praying position. This icon too is the source of several roman replicas (even if sometimes confused, mixed and in contrast with the older icon of Advocata of the Aracoeli). 

La Salus Populi Romani (conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore) è una Madonna Odighitria, detta anch’essa Madonna di San Luca e dipinta a tempera su tavola, probabilmente da un pittore romano agli inizi del VI secolo, ma con rifacimenti della fine del XII secolo e/o dell’inizio del XIII.  La Vergine sostiene il Figlio con il braccio sinistro, ma nella più inconsueta versione delle mani incrociate. L’importanza di questa tavola è legata anche all’ipotesi, molto verosimile, che si tratti della famosa icona portata per secoli in processione la notte tra il 14 e il 15 agosto per la festività dell’Assunzione della Vergine lungo le vie di Roma e fatta incontrare con l’icona acheropita (non dipinta da mano d’uomo) raffigurante il Cristo conservata nel Santa Sanctorum.

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The Salus Populi Romani (stored in the basilica os Santa Maria Maggiore) is a Madonna Odighitria and this icon too is called St Luke Madonna. It is a tempera painting on wooden board  made perhaps by a roman painter at the beginning of 6th century, but with some remakes of the end of 12th century and/or at the beginning of 13th centurt. The Virgin Mary is holding her child on her left arm, but in the more unusual version with her hands crossed. This painting is very important also because it is probably the famous icon carried in procession the night between 14th and 15th august for the Assumption of the Virgin through the streets of Rome where it meets the acheiropoieta icon (not painted by human hand) representing Christ and stored in the Santa Sanctorum.

Oggi, dopo tanti secoli, abbiamo potuto riscoprire anche in Occidente che la realizzazione di una icona è ancora estremamente attuale e che riguarda il nostro personale rapporto con il divino.  Quando Tommaso Palamidessi stava preparando il suo contributo scritto all’ascesi iconografica, tenne nel 1971 a Pisa una conferenza nel corso della quale ci ha ricordato che “Il primo grande artista è Iddio: è Lui il primo grande artista. Il primo grande quadro dell’Universo l’ha fatto Iddio e, di conseguenza, noi, che abbiamo l’impronta, cioè l’immagine di Dio … non possiamo sottrarci a questa caratteristica”. Dovremmo solo imparare ad indirizzarla verso l’Alto …

Today, after many centuries, we rediscovered in the Western world too that the realisation of an icon is still very actual and that it concerns our personal relationship with God. When Tommaso Palamidessi was preparing his written contribution  to the iconographic ascesis, in 1971 he went to Pisa for a conference during which he reminded us “The first big artist was God…God made the first big painting of the Universe and, consequently, because we have the imprint, namely God’s image… we can’t avoid this feature”. We should just learn to address it to the High…

(Gina Lullo e Alessandro Mazzucchelli. Traduzione in inglese di Rosaria Biancu)

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