Erboristeria senza frontiere

Questo primo fine settimana di maggio si è tenuto lo stage primaverile di erboristeria. Questa volta però, ai partecipanti al corso di secondo livello di erboristeria tenuto da Fiorenza Mascione nella sede archeosofica di Firenze, si sono aggiunti numerosi studenti della sede di Düsseldorf e di altre parti della Germania, dando vita a quello che si potrebbe definire uno “stage erboristico interculturale”. Curioso e provvidenziale che lo staff di supporto a Fiorenza sia formato proprio da due madrelingua tedesche ormai naturalizzate italiane: Birgit Kessler e Serena Brunetti che si sono cimentate in traduzioni simultanee dall’italiano al tedesco durante le varie fasi dello stage in collaborazione con Anja e Jens Jacob e Volker Kiel…

Obiettivo di questo laboratorio naturale: imparare a riconoscere, raccogliere, catalogare e utilizzare sapientemente le erbe officinali spontanee della Toscana al fine di creare vini medicinali, infusi, tinture, pomate, sciroppi, impacchi e molto altro. Il mio obiettivo: documentare, almeno per il primo dei tre giorni, l’occasione preziosa che offre l’Associazione Archeosofica di iniziare, sviluppare e approfondire un percorso conoscitivo nel mondo delle piante medicinali assistiti da docenti preparati e potendo immergersi fisicamente nell’incontaminato paesaggio collinare toscano per iniziare a mettere in pratica le conoscenze acquisite.

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Poi, com’è prevedibile in situazioni di gruppo in gita all’aperto, ci sono sempre dei retroscena divertenti; dallo sguardo di disappunto di avventati raccoglitori di ortica senza guanti, a quello divertito di chi, invece, pensava di aver raccolto ortica per dieci minuti ed era tutt’altra pianta – ecco perché non pizzicava. E poi, spesso, c’è lo sguardo sconcertato di chi cerca attentamente una specie particolare appena indicata da Fiorenza e va a scontrarsi con un ramoscello appena spostato dallo studente precedente, o mette il piede in fallo o non sa più da che parte ha proseguito il gruppo. In questa occasione, complice il gemellaggio Firenze-Düsseldorf, i retroscena più simpatici sono senz’altro scaturiti da situazioni di “lost in translation”. Sì, perché se le spiegazioni tecniche venivano tradotte per il gruppo in generale, durante le escursioni nascevano delle buffissime micro-conversazioni tra partecipanti che potevano limitarsi a amichevoli scambi di sorrisi e cenni di assenso – per i più timidi – a veri e propri tentativi di dialogo – per i più intrepidi. Quindi non mi è rimasto che provare a cimentarmi anch’io con il tedesco seppur con scarsi, scarsissimi risultati. Un fiorellino colto per strada ha fatto da rompighiaccio quando, con un tragico approccio, ho provato a chiedere come si chiamasse. Dalle espressioni incerte dei miei interlocutori ho intuito di non aver formulato una domanda di senso compiuto. Nonostante tutto siamo riusciti, gesticolando e parlando ognuno la propria lingua, a capire che il Non ti scordar di me si traduce, letteralmente, con “Vergissmeinnicht”. Dopo vari altri tentativi ho tacitamente convenuto che fosse meglio aggregarmi anch’io al gruppo dei più timidi ma sorridenti.

Myosotis arvensis

Venerdì, dopo l’escursione e la lezione teorico-pratica, la giornata si è conclusa con una bellissima spiegazione di Serena sull’arte di mettere insieme un erbario. Con grande cura ha spiegato che i fiori vanno adagiati sulla carta assorbente prima di riporvi sopra un cartoncino e poi nuovamente un altro fiore e così via fino a formare una pila di esemplari da tenere pressati insieme per farli seccare. Un tempo questo procedimento era necessario perché prima non si poteva fare loro semplicemente una foto, e l’erbario era il modo migliore di conservare gli esemplari trovati per poterli studiare una volta tornati a casa, nei loro dettagli e nella loro struttura e forma. E in effetti nessuna fotografia per quanto vivida può avvicinarsi all’istantaneo ventaglio di sensazioni che un erbario, custode di fiori e piante, può dischiudere. Mi è sembrato il modo più consono per fare il punto della situazione su una giornata così densa di informazioni ed esperienze, un breve riferimento al passato per rallentare il ritmo, ognuno silenziosamente chino sui propri esemplari per raccogliere le idee e ripassare i nomi delle specie da catalogare. Dal passato poi c’è tanto da imparare, come dimostra la tradizionale conoscenza botanica che si è tramandata nei secoli fino ad oggi. L’erbario con i suoi pazienti e molteplici strati, mi ha fatto pensare a tutti i grandi botanici, medici, scienziati, alchimisti che dedicando la loro vita alla ricerca e allo studio delle piante hanno contribuito a creare l’immenso patrimonio che abbiamo sul mondo vegetale. Un gigantesco erbario di sapienza a disposizione di tutti che, alla luce dell’Archeosofia, non rimane solo tale ma diventa vero e proprio strumento di evoluzione spirituale. Le proprietà terapeutiche delle piante infatti non agiscono soltanto sul corpo fisico ma anche sulla psiche dell’uomo prestandosi, se saggiamente utilizzate, a scopo di automiglioramento e apportando quindi notevoli e ben più grandi benefici all’individuo che aspira ad ottenere una perfetta salute interiore ed esteriore.

Elisa Burgio

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