Astrologia e libero arbitrio dall’Antichità al Medioevo: una visione d’insieme

Uno tra gli argomenti più controversi e che, in ultima analisi, ha rappresentato il motore di tutte le trasformazioni storiche dell’astrologia, è rappresentato dall’apparente inconciliabilità fra Astrologia e libero arbitrio. L’Astrologia, come tutte le discipline divinatorie, pone infatti un naturale quesito relativo alla libertà dell’individuo nella costruzione del proprio futuro…

Non è forse la previsione del futuro essa stessa una prova che esiste un piano preordinato e indipendente dalla volontà individuale? Eppure la coscienza soggettiva non percepisce costrizioni sensibili alla propria volontà. Ciò non di meno, quasi fosse un attore in una tragedia greca, questi finisce per compiere ciò che era stato profetizzato. Come conciliare dunque destino e libertà individuale? Questi interrogativi, tipici di ogni disciplina divinatoria, nel caso dell’Astrologia, la più nobile fra queste Arti, assumono una rilevanza speciale. In particolare possiamo notare che alla radice di ogni rivoluzione delle concezioni astrologiche risiede una rielaborazione o una riproposizione del problema relativo al libero arbitrio. Uno splendido esempio di questo fenomeno possiamo trovarlo riferendoci proprio al passaggio dall’Astrologia Medievale a quella Rinascimentale.

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Se nell’antichità l’astrologia era una scienza ieratica appannaggio di pochi sacerdoti e sapienti capaci di superare senza problemi le apparenti antinomie dottrinali di questa disciplina, con la diffusione e divulgazione avvenuta nei primi secolo dopo Cristo il problema conflittuale fra destino e libertà individuale divenne sempre più evidente e sempre più pressante.
Certamente vari elementi contribuirono a catalizzare questo processo. In primo luogo un ruolo da non sottovalutare deve attribuirsi alla tecnica astrologica dell’epoca, ben distinta dall’attuale. Prima della speciale attenzione verso la dimensione psicologica del soggetto dell’oroscopo, che inizia con l’opera di Gerolamo Cardano nel XVI secolo, il contrasto fra libero arbitrio e predestinazione astrologica era, nella pratica astrologica, certamente più acuto. Prima di questa virata psicologica infatti, gran parte della tecnica astrologica era quasi esclusivamente volta alla determinazione di specifici avvenimenti futuri evidenziando quindi il contrasto fra la predestinazione degli eventi e la libertà di iniziativa e di scelta individuale.
A promuovere ulteriormente la presa di coscienza del problema contribuì certamente l’attenzione verso l’individuo operata dal Cristianesimo nascente. Il Cristianesimo infatti, proclamando un Dio personale e attestando la possibilità di redenzione per il singolo, poneva in primo piano il ruolo attivo della persona nella conquista della grazia e della salvezza. L’Astrologia fatalista d’altronde, come lucidamente illustra Sant’Agostino nelle Confessioni, si traduce con un effetto paralizzante per l’evoluzione dell’individuo che, attribuendo agli astri ogni suo dono e difetto, rinuncia a combattere il proprio destino, limitandosi sterilmente a maledire la propria sfortunata stella.
Il rigetto dell’astrologia diffusa all’epoca da parte della Chiesa dei primi secoli facilitò l’impoverimento della pratica astrologica, che, abbandonata dall’attenzione degli studiosi, si ridusse nel mondo cristiano ad una serie di pratiche superstiziose che ben poco avevano a che fare da una parte con cognizioni di carattere astronomico e dall’altra con la sfera del sacro. Solo pochi dotti fanno eccezione a questa cornice e anche in questo frangente, come nel caso di Isidoro da Siviglia, la posizione nei confronti dell’Astrologia risulta ambigua, ammettendo un’astrologia naturale lecita ma distinguendola in modo netto dalle pratiche divinatorie diffuse nel IV e V secolo.
Alla fine di questo periodo la coltivazione della scienza astrologica ed il suo sviluppo sono affidate ai centri culturali Arabi del califfato abbaside prima e di quello di al-Andalus successivamente. Solo verso il X secolo con l’inizio della progressiva penetrazione in Europa della scienza araba, l’astrologia si diffuse nuovamente, riacquistando l’attenzione verso il moto dei corpi celesti e riappropriandosi progressivamente del suo antico splendore.

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Disco astrologico arabo

Con la diffusione dell’astrologia classica custodita e rielaborata dagli arabi, il problema antropologico relativo al destino e al libero arbitrio non viene affatto risolto, bensì viene affiancato da un’altra questione di tipo teologico. Nel XII secolo l’Europa cristiana si trova infatti a dover affrontare un problema di non semplice soluzione : gran parte dei testi scientifici dell’epoca sono mediati e sviluppati da una civiltà dalla diversa confessione religiosa. L’esigenza di un avanzamento scientifico si deve dunque scontrare con l’incertezza nell’affidabilità e nell’impostazione teologica dei testi arabi, che si riflette massimamente nell’incertezza da parte della comunità scientifica nei confronti dei testi di Astrologia, anzi in essa più che in altre discipline viene sentita questa differenza di impostazione fra mondo islamico e mondo cristiano Da un lato infatti la posizione che generalmente viene recepita dalla lettura dei testi arabi è quella di un’astrologia estremamente fatalista per la quale l’astrologo è il ”giudice” cioè colui che legge il giudizio inappellabile delle stelle. Dall’altro lato invece, accanto ai libri astronomici, spesso considerati come parte integrante della disciplina astrologica e generalmente attribuiti agli stessi grandi autori, si diffondono una serie di testi magici e di grimori che trattano di immagini, sigilli planetari relativi alle pratiche più disparate, dalla medicina, alla magia naturale fino a quella necromantica.

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Il Libro delle cose rare

A mettere ordine e a risolvere entrambe le questioni relative all’integrazione fra scienza e teologia dell’epoca è Alberto Magno, il santo scienziato, che dopo aver risolto in numerose opere il problema dell’influenza degli astri sull’uomo in modo dottrinalmente ineccepibile, nello Speculum Astronomiae, a lui generalmente attribuito, passa in rassegna tutti i testi astronomici dell’epoca e li divide in esecrabili e conformi alla genuina dottrina cristiana evidenziandone gli errori teologici e le debolezze, come pure lodandone i punti di forza quando meritevoli.

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L’opera di Alberto Magno influenzerà grandemente gli intellettuali delle generazioni successive come Dante Alighieri e Cecco d’Ascoli, fornendo così le condizioni necessarie al rifiorire della scienza astronomico-astrologica nel periodo Rinascimentale.

di Daniele Corradetti e Alessandro Mazzucchelli

 

Articoli precedenti:

Storia dell’Astrologia dai Caldei agli albori della Scienza https://archeosofiafirenze.org/2015/01/18/storia-dellastrologia-dai-caldei-agli-albori-della-scienza-unintroduzione-di-daniele-corradetti/

Astronomia dell’Antico Egitto – 1 https://archeosofiafirenze.org/2015/01/26/astronomia-dellantico-egitto-1/

Astronomia dell’Antico Egitto – 2 https://archeosofiafirenze.org/2015/02/08/astronomia-dellantico-egitto-2/

Astronomia dell’Antico Egitto – 3 https://archeosofiafirenze.org/2015/02/15/astronomia-dellantico-egitto-3/

 

Per informazioni

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2 pensieri su “Astrologia e libero arbitrio dall’Antichità al Medioevo: una visione d’insieme

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