Astronomia dell’Antico Egitto – 3

5 – IL CIELO DELL’EGITTO NEL MEDIO E NUOVO REGNO
Quali erano le stelle più importanti per gli antichi egiziani?
Per rispondere a questa domanda ci dobbiamo spostare verso la fine del Medio e all’inizio del Nuovo Regno. In questo periodo i primi soffitti astronomici delle tombe dei re ci danno una panoramica completa, tuttavia bisogna ricordare che, in realtà, gran parte di queste costellazioni sono pienamente codificate già nell’Antico Regno, in particolare quelle più importanti come l’Ippopotamo Femmina.

LA TOMBA DI SETI I
Abbiamo già spiegato il motivo per cui venivano rappresentate le stelle e le costellazioni sui sarcofagi e nelle tombe. Non era una descrizione dell’universo fine a se stessa ma si trattava di raffigurare e quindi rendere presenti quelle realtà, quei concetti e quelle forze che potevano aiutare il defunto ad assurgere al cielo.
Da queste idee nasce la tradizione dei soffitti astronomici che comincia con Senenmut, architetto, capo di stato e consigliere della regina Hatshepsut (XVIII Dinastia), e continua successivamente.

Soffitto astronomico della tomba di Senenmut, Deir el-Bahari, Tebe

Soffitto astronomico della tomba di Senenmut, Deir el-Bahari, Tebe

Prendiamo in esame la tomba del faraone Seti I (XIX Dinastia), che conserva l’esempio forse più bello di questo tipo di raffigurazioni.
I soffitti astronomici seguono tutti lo stesso modello, importante per comprendere anche il senso generale della camera del sarcofago. Le camere sono generalmente orientate lungo l’asse Nord-Sud, se non esattamente da un punto di vista geografico, sicuramente da un punto di vista simbolico e anche il cielo viene raffigurato diviso in due parti, la parte settentrionale e quella meridionale.
Queste due parti sono l’una lo specchio dell’altra, ma mentre quella Sud viene concepita come manifesta e visibile e può essere vista come una parte del cielo di dichiarazione delle varie qualità affermate positivamente, viceversa la parte Nord, praticamente priva di geroglifici, rappresenta qualcosa di nascosto, che non manifesta tanto delle virtù quanto le custodisce. Qui infatti sono i santi custodi dell’eternità: le costellazioni del Polo.

Soffitto astronomico della tomba di Seti I, Valle dei Re, Tebe.

Soffitto astronomico della tomba di Seti I, Valle dei Re, Tebe.

Cielo del Nord – I Misteri della Resurrezione erano associati, dal punto di vista astronomico alle stelle del Polo Nord Celeste che venivano indicate in modo generico: Mesket.
Ne abbiamo varie rappresentazioni più o meno articolate, relative alle XIX dinastia, ma le costellazioni principali sono sempre queste:
• L’Ippopotamo Femmina.
• La Zampa del Toro (o il Toro sacrificato)
• La dea Scorpione Serket.
• Il Leone.
• Il Coccodrillo.

Soffitto astronomico della tomba di Seti I, Valle dei Re, Tebe. Particolare del lato Nord.

Soffitto astronomico della tomba di Seti I, Valle dei Re, Tebe. Particolare del lato Nord.

Questi erano i guardiani dell’eternità, i Veglianti attorno ai quali si muoveva il mondo e custodi del segreto della vita eterna. Nei Testi delle Piramidi infatti, il Faraone, prima di entrare nel cielo, li saluta come guardiani:

Salve Ippopotamo femmina d’eternità
Sei tu venuta contro Teti come femmina d’Ippopotamo dell’Eternità?
Salve o Asina Mostruosa!

(Pyr. 520a – 524d)

Le due costellazioni principali sono la costellazione dell’Ippopotamo e quella del Toro, chiamate anche le stelle di Seth, simboli della potenza oscura da vincere e che, una volta vinta, avrebbe donato la forza per risorgere. Rappresentavano Seth e sua moglie Ta-Urt che vegliavano il segreto della risurrezione e dell’immortalità.
Queste stesse forze dall’apparenza demoniaca, rappresentate dall’ippopotamo e dal coccodrillo nascondono in realtà le forze rigeneratrici di Iside. Nella tomba di Ramses VI si legge infatti:

Come per questa zampa anteriore di Seth, essa è nel cielo del Nord legata a due pali di ormeggio di pietra da una catena d’oro; essa è affidata a Iside che sotto le sembianze di un ippopotamo la protegge e la sorveglia.

Quindi la costellazione dell’Ippopotamo Femmina rappresenta quella forza che, a livello universale dà origine e muove il cosmo, mentre a livello individuale avrebbe dato al Faraone la possibilità di rinascere uscendo dal circuito esistenziale per rigenerarsi nell’eternità.
A questa costellazione principale sono ormeggiate le altre 4 costellazioni:
• La Zampa del Toro, a volte è rappresentato come il toro sacrificato, trafitto cioè dalla lancia.
• La dea Scorpione Serket, protettrice dei defunti e delle nozze.
• Il Leone, simbolo della regalità associato a un’aquila e che riteniamo rappresentare la stella Regolo e la costellazione del Leone.
• Il Coccodrillo, l’aspetto più tellurico e demoniaco – infatti è il solo poggiato a terra – che riteniamo rappresentare la costellazione dell’Idra. In altre raffigurazioni sembra dominato da un uomo che forse rappresenta la costellazione dei Gemelli.

Soffitto astronomico della tomba di Seti I, Valle dei Re, Tebe. Particolare del lato Sud.

Soffitto astronomico della tomba di Seti I, Valle dei Re, Tebe. Particolare del lato Sud.

A fare da specchio al cielo del Nord abbiamo le forze e le potenze del cielo del Sud. Qui Seth e Ta-Urt sono sostituiti da Iside e Osiride, rappresentati da Sirio e Orione. Le altre quattro potenze sotto forma di costellazioni, vegliate e originate dalla coppia Seth-Taurt, si specchiano nei quattro pianeti che rappresentano le quattro manifestazioni di Horo, ovvero il figlio di Iside e Osiride:
Horo il Toro, che era Saturno associato alla zampa del Toro.
Horo lo Splendente o Servitore del Sud, ossia Giove, specchio del Leone.
Horo il Rosso, cioè Marte, immagine della dea Scorpione.
Horo Servitore del Nord, rappresentato come Seth che era Mercurio, specchio del Coccodrillo.
Queste manifestazioni di Horo, corrispondevano agli stessi poteri rappresentati dalle costellazioni circumpolari, dispiegate però nel tempo poiché i pianeti sono mobili. Erano quindi concepiti come rappresentazioni del potere di Horo, tre visibili e uno nascosto (Mercurio). A questi si aggiungeva Venere chiamata Stella della mattina e Stella della sera che identificava un principio femminile, rappresentata come un’Airone.

Soffitto astronomico della tomba di Pedamenope. Particolare.

Soffitto astronomico della tomba di Pedamenope. Particolare.

Queste quattro costellazioni sono in realtà collegate fra di loro da un unico concetto. Per comprenderlo meglio però conviene prendere in considerazione un’altra rappresentazione delle costellazioni circumpolari. Da un punto di vista astronomico e artistico la tomba di Seti I è senz’altro la più splendida, ma da un punto di vista concettuale, per comprendere il senso religioso e rituale, la rappresentazione più significativa è probabilmente quella della tomba di epoca saitica (XXV-XXVI Dinastia) del Sacerdote Lettore Capo Pedamenope che, proprio per la sua povertà artistica, permette di comprendere meglio come era stata concepita la rappresentazione di questa zona celeste. In questa raffigurazione infatti si vede la costellazione dell’Ippopotamo che regge e protegge un cardine, o meglio un palo d’ormeggio, a cui sono ancorate tutte le altre quattro costellazioni.

Di Daniele Corradetti e Alessandro Mazzucchelli
(Continua)

Articoli precedenti:
Storia dell’Astrologia dai Caldei agli albori della Scienza https://archeosofiafirenze.org/2015/01/18/storia-dellastrologia-dai-caldei-agli-albori-della-scienza-unintroduzione-di-daniele-corradetti/

Astronomia dell’Antico Egitto – 1 https://archeosofiafirenze.org/2015/01/26/astronomia-dellantico-egitto-1/

Astronomia dell’Antico Egitto – 2 https://archeosofiafirenze.org/2015/02/08/astronomia-dellantico-egitto-2/

Per informazioni:

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2 pensieri su “Astronomia dell’Antico Egitto – 3

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