Astronomia dell’Antico Egitto – 2

4 – L’ASTRONOMIA DAI TESTI DELLE PIRAMIDI
Il cammino che il Faraone doveva percorrere dopo la morte e il tragitto che doveva portarlo a identificarsi con le stelle imperiture è descritto nel corpus di testi più antico a nostra disposizione, i Testi delle Piramidi…

Questi testi costituiscono un insieme di formule rituali trovate inscritte sulle pareti interne delle piramidi della quinta e sesta dinastia, che tuttavia, con ogni probabilità, contengono un nucleo dottrinario fondamentale, risalente plausibilmente alle dinastie precedenti. L’ambiente dove sono stati elaborati questi testi è quello della teologia solare eliopolitana e per noi sono importanti perché, in particolare quelli della piramide del Faraone Unis, hanno costituito la base cultuale per gli anni successivi.

I Testi delie Piramidi, essendo una collezione di formule che dovevano aiutare il Faraone nel suo viaggio dopo la morte, descrivono per esteso tutto il tragitto che il sovrano defunto avrebbe dovuto compiere, delineato in varie fasi, e permettono di comprendere il ruolo che le stelle avevano in queste fasi.

Questi testi pur essendo abbastanza diversi fra di loro hanno tutti una struttura simile:
• Prima una serie di formule ed evocazioni per entrare nel ventre di Nut;
• Poi offerte rituali e il risveglio del Faraone alla vita dell’aldilà;
• Poi una lista di formule per lasciare il Duat e passare attraverso l’Akhet, l’orizzonte;
• Poi una serie di formule per lasciare l’orizzonte e aprire la porta del cielo;
• Infine una serie di formule per salire in cielo;

Nei Testi delle Piramidi spiccano gli elementi caratteristici dell’astronomia egiziana e del modo con il quale gli Egizi si rapportavano con le stelle:

La testa di questo Pepi è un’aquila
quando egli sale, quando egli s’innalza al cielo.
Il capo di questo Pepi è lo stellato del dio, la milleanime,
quando egli esce, quando egli s’innalza al cielo.
La sommità del capo di questo Pepi è con Nun
quando egli esce quando egli s’innalza al cielo[…]
Il naso di questo Pepi è Thot
quando egli esce, quando egli s’innalza al cielo.
La bocca di questo Pepi è il lago Khenes-ur
quando egli esce, quando egli s’innalza al cielo.
La lingua di questo Pepi è l’alzana della barca solare
quando egli esce, quando egli s’innalza al cielo.
I denti di questo Pepi sono anime
quando egli esce, quando egli s’innalza al cielo.
[…]
Pepi è il Figlio diletto di Ra
quando egli esce, quando egli s’innalza al cielo.
È stato generato Pepi per Ra
quando egli esce, quando egli s’innalza al cielo.
È stato concepito Pepi per Ra
quando egli esce, quando egli s’innalza al cielo.
[…]

(Pyr. 1303 a – 1327 c)

Il testo è assai più lungo ma già da queste poche righe risulta evidente l’azione delle stelle che aiutano il Faraone nel suo tragitto nell’aldilà.
Alla fine di questo processo il Faraone entra a far parte delle stelle imperiture, diventa lui stesso una delle stelle imperiture:

Tu divieni completo come ogni Dio.
La tua testa è Horus dal Duat, una stella imperitura;
La tua faccia è Khenty-Irty, una stella imperitura;
Le tue orecchie sono i figli di Atum, una stella imperitura;
I tuoi occhi sono i figli di Atum, una stella imperitura;
Il tuo naso è lo Sciacallo, una stella imperitura;
I tuoi denti sono Sodpu, una stella imperitura;
[…]
Le tue membra sono i due figli di Atum, o Imperituro!
Sei imperituro, imperituro il tuo corpo (il tuo ka).
sei tu il tuo corpo (il tuo ka)!

(Pyr. 140 a – 149 d)

Questi testi ci aiutano a contestualizzare il modo con il quale gli Egizi hanno guardato le stelle: esse, come le diverse divinità, corrispondono a qualità che il Faraone assimila:

La testa di questo Pepi è un’aquila
quando egli sale, quando egli s’innalza al cielo.

Le qualità, le virtù sono spesso associate ad alcune stelle o a certi pianeti, il cui significato primario dunque è di carattere religioso: permettere l’ascensione al cielo.
Questa è una particolarità del popolo egizio. Gli egiziani non si sono mai soffermati più di tanto sull’azione delle stelle sulla vita della Terra. I testi che abbiamo descrivono solo l’azione di ascensione al cielo del Faraone; l’opera della divinità sulla terra non sembra avvenire tramite le stelle.

Nella cultura mesopotamica invece, prima i Sumeri, poi i Caldei e i Babilonesi, avevano un culto politeista dinamico nel quale, per mantenere l’armonia fra il Cielo e la Terra, era necessario, da una parte comprendere i messaggi delle divinità, ovvero leggere i segni del cielo, con i diversi fenomeni celesti e astronomici; dall’altra era indispensabile mantenere dei buoni rapporti con gli Dei tramite le pratiche cultuali, i riti liturgici, i sacrifici, etc.

Di Daniele Corradetti e Alessandro Mazzucchelli
(Continua)

Articoli precedenti:
Storia dell’Astrologia dai Caldei agli albori della Scienza https://archeosofiafirenze.org/2015/01/18/storia-dellastrologia-dai-caldei-agli-albori-della-scienza-unintroduzione-di-daniele-corradetti/

Astronomia dell’Antico Egitto – 1 https://archeosofiafirenze.org/2015/01/26/astronomia-dellantico-egitto-1/

Per informazioni:

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3 pensieri su “Astronomia dell’Antico Egitto – 2

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