Astronomia dell’Antico Egitto – 1

1 – L’ASTRONOMIA EGIZIA
Oggi si parla di astronomia al tempo degli antichi Egiziani, ma è evidente che in quell’epoca non esisteva l’Astronomia come noi la intendiamo oggi, né aveva le stesse finalità.
Spesso l’astronomia egiziana è stata trascurata; sì è persino detto che gli Egizi non erano grandi osservatori del cielo, quando invece i primi documenti astronomici egiziani risalgono addirittura alla prima dinastia, ad Abydos, e testimoniano una grande attenzione per i fenomeni celesti…

Gli Egizi, utilizzando l’Astronomia, come abbiamo detto, per finalità radicalmente distinte dalle nostre, hanno intrapreso strade concettuali diverse che oggi noi, per la nostra astronomia, usiamo solo parzialmente.
L’astronomia egizia aveva, in linea di massima, tre funzionalità distinte, alle quali corrispondono le tre diverse tipologie di documenti che ci sono arrivati:

Religiosa e rituale (Testi delle Piramidi, coperchi dei sarcofagi dell’Antico Regno, del Medio Regno, etc..)
Cosmologica (Libro di Nut, tomba di Senmut, cenotafio di Seti I, Papiro Carlsberg I, etc…)
Calendariale cioè di misurazione del tempo (calendari, orologi stellari diagonali, etc…)

A queste tre funzioni principali si devono aggiungere i documenti del periodo greco – romano in cui la tradizione autoctona egizia subisce una serie di contaminazioni dal mondo ellenico e mesopotamico (sumero e babilonese), che portano alla creazione di zodiaci come quello di Dendera ed altri.
Fatte queste premesse è necessario specificare che questa classificazione è utile oggi per la nostra mentalità ma non era certamente così rigida nel pensiero egiziano: all’epoca infatti non vi era una netta distinzione fra queste tre funzioni dell’Astronomia: i documenti cosmologici avevano anche valore religioso e ovviamente rituale; allo stesso modo gli orologi stellari venivano rappresentati sui sarcofagi evidentemente con l’idea che, in un qualche modo, questa rappresentazione potesse aiutare il morto ad ascendere al cielo; il calendario era segnato da Sirio che annunciava l’inondazione, ma contemporaneamente indicava anche i misteri della rinascita e della risurrezione.

2 – CICLI E CALENDARI
La domanda cruciale è: perché gli Egizi dipingevano sui sarcofagi rappresentazioni di stelle, costellazioni, orologi solari per misurare il tempo, viaggi notturni del Sole, quale era il senso di questa spiccata attenzione ai fenomeni celesti?
Notiamo che gli Egizi, fin dalla più remota antichità, hanno avuto una forte propensione e attenzione verso la ciclicità del tempo, e il conseguente ricorrere di eventi ciclici. Il motivo fondamentale di questa “attenzione” al cielo è noto: fin dagli inizi della storia egiziana è stato presente un fenomeno astronomico molto importante che ne ha segnato tutta la loro civiltà. La piena del Nilo infatti avveniva sempre in un periodo dell’anno abbastanza stabile che iniziava a Giugno con una ”onda verde” e poi si ingrossava fino a Settembre. L’onda verde che precedeva l’inizio della piena e quindi l’arrivo dell’acqua fertilizzante e vivificante cruciale per la vita dell’Egitto, era preannunciata dal sorgere eliaco della stella più luminosa del cielo, Sirio, fenomeno astronomico che dunque precedeva l’inondazione e la rinascita della vita.
Questa osservazione fu determinata dagli antichi egiziani fin dal periodo protodinastico: risale alla prima dinastia una tavoletta d’avorio trovata da Petrie ad Abydos che porta l’iscrizione ”Sirio che porta il nuovo anno e l’inondazione”.
Quindi il ciclo della vita annuale, originato e scaturito dal Sole, era contrassegnato da un evento astronomico, peraltro straordinariamente preciso, ovvero l’unione nel cielo di Iside-Sothis-Sirio con Ra, il Dio Sole. Questa unione che, in principio, aveva dato origine alla vita, ciclicamente presiedeva alla rinascita di tutta la vita terrestre.

Una delle più importanti conseguenze di questa osservazione è che gli antichi egiziani formularono vari calendari, come strumenti diversi per misurare il tempo con i suoi eventi ciclici:
Un calendario lunare originale (354 giorni): Il primo calendario di ogni civiltà fu spesso un calendario lunare, e l’Egitto non fece eccezione. Ma non abbiamo alcun documento preistorico o predinastico che testimoni ciò. Resta il fatto che i calendari lunari, essendo i più antichi, sono sempre alla base della definizione delle festività religiose, anche quando sono sostituiti dai calendari solari, come avviene anche nelle religioni moderne.
Un calendario solare ”civile” presente comunque fin dall’Antico Regno: che ha fini civili e contabili.
«Riguardo invece alle cose umane, sostenevano concordemente che gli Egiziani, per primi al mondo, scoprirono l’anno, avendo suddiviso le stagioni in dodici parti per formarlo, scoperta che facevano risalire all’osservazione degli astri. A mio parere, il loro sistema di computo è più oculato di quello greco: i Greci, ogni due anni, inseriscono un mese intercalare nel loro calendario a causa delle stagioni; gli Egiziani invece calcolano dodici mesi di trenta giorni e aggiungono ogni anno cinque giorni soprannumerari, e così il loro ciclo delle stagioni viene sempre a cadere nelle stesse date». Erodoto, Le Storie, Libro II, 4
Un calendario interno basato su Sirio.

Questa idea di ciclicità caratterizza fortemente la mentalità egiziana tanto che arriva a compenetrare la loro religione e la loro stessa vita. Le stesse divinità infatti sono soggette a fasi cicliche: ogni giorno, ad esempio, il Sole stesso muore. Scompare a Ovest dalla porta che lo conduce nell’Oltretomba, negli abissi del Duat, a condurre la sua eterna battaglia nell’aldilà contro il suo avversario, il serpente Apep. Questa morte e battaglia continua è una necessità di purificazione e insieme di rigenerazione. Una volta vinta, ecco che il Sole risorge, riproponendo in piccolo, su scala del ciclo quotidiano, quella è che stata la creazione del mondo. Il Sole occulto rappresentato con una testa di ariete e le ali di sparviero risorge dalle Acque Primordiali del Nun, si manifesta come Khepri, lo scarabeo, il Sole dell’alba e infine nasce sotto la forma di un bambino, il nuovo nato.

Gli Egiziani identificavano quattro cicli temporali fondamentali che sono tutti interconnessi fra loro, uno in relazione all’altro:
1 – Il ciclo cosmico della creazione del mondo e degli dei: in questo contesto prendiamo in esame la teologia solare eliopolitana che è alla base dei Testi delle Piramidi. Secondo questa teologia all’inizio della creazione vi era solo Atum con il suo Nun, poi quando Atum, il dio nascosto invisibile, volle rivelarsi, uscì fuori dal suo Nun – le acque della creazione – formando la Collina Primordiale e là ritorna come KheperRa, il Sole che nasce:

“Lode e Gloria ad Atum
Lode e gloria a Khepri,
Colui che diventa da se stesso!
Tu culmini nel tuo nome di Collina,
tu diventi con il nome di Scarabeo”

”Così parlò il Signore di tutto:
Io divenni e il divenire divenne
io sono diventato Khepri nel divenire
colui che cominciò ad esistere nel Principio”

2 – Il ciclo diurno: il ciclo di generazione del Mondo, la nascita dell’Universo e di tutti gli dei era per gli Egiziani celebrata ogni giorno quando il sorgere del Sole ripercorreva e ricelebrava la nascita del cosmo: dopo il lungo viaggio di purificazione delle dodici ore notturne, vinte le potenze demoniache ed affermato il proprio principio divino, il Sole rinasceva in qualità di Khepri sotto forma di ariete dalle ali infuocate che trascinava il Sole stesso, Khepri che partoriva un figlio, il bambino, il giorno nuovo nato.

Sono colui che ha creato il Fuoco vivente
Sono colui il cui nome è sconosciuto anche agli Dei
Sono Khepri al mattino,
Ra a mezzogiorno,
Atum alla sera

3 – Il ciclo annuale: come il ciclo giornaliero ripeteva quello cosmico così il ciclo della vita, dalla nascita alla morte e alla risurrezione, si ripeteva con il ciclo annuale. La vita sbocciava con il sorgere eliaco di Sirio, poi Sirio declinava lentamente per sparire infine nel nulla per 70 giorni. Questi erano giorni di purificazione in cui la stella rimaneva invisibile, poi, quando sorgeva di nuovo, era unita al Dio Sole Ra e segnava l’arrivo dell’onda verde del Nilo, la rinascita della vita.
4 – Il ciclo della vita umana che era visto come un parallelo dei cicli precedenti che a loro volta proiettano sul ciclo umano le stesse finalità di vita, morte e rigenerazione.

3 – LE STELLE IMPERITURE
Quindi tutto è ciclico, governato da fasi che si ripetono, tutto è sotto il dominio del tempo che è governato dal Sole stesso che dona vita a tutto, tutto tranne le stelle imperiture, le stelle del Nord, fisse, immobili, sempre visibili: i Guardiani del Mondo.
Se quindi per gli antichi Egiziani tutto è sotto il dominio del Tempo che è il Sole stesso, origine del tutto e che il tutto fa muovere con ritmi ciclici, esiste però un modo per sfuggire a questo destino: il Faraone, dopo la morte, ascenderà al cielo e diverrà lui stesso una delle stelle imperiture e immortali, fuori dal tempo, guardiane dell’eternità. Ecco il motivo per il quale gli egiziani dipingevano sui loro sarcofagi le figure delle stelle o delle costellazioni principali, in quanto esse dovevano aiutarli nel loro cammino nell’oltretomba per conquistare il proprio posto nell’aldilà.
In particolare, fin dai sarcofagi più antichi, vengono evidenziate quattro stelle o gruppi di costellazioni fondamentali, proprio quelle associate ai misteri della risurrezione:
• Sirio identificata con Iside
• Orione che era identificata con Osiride
• La Zampa del Toro
• Nut
Perchè? Intanto bisogna specificare il valore magico della scrittura nella cultura egizia. Una scritta non era solo un significante inanimato ma aveva una sua forza, generava delle realtà magiche, richiamava il potere evocato. Per cui trascrivere i nomi delle principali stelle voleva dire evocare quelle qualità e quelle forze che il defunto doveva assimilare per penetrare nell’aldilà. Il viaggio di ascensione al cielo, descritto nei Testi delle piramidi, permette quindi di comprendere uno dei punti centrali dell’astronomia egiziana e soprattutto del suo uso religioso. Ecco infatti che abbiamo Orione e Iside:

Tu ti avvicini al cielo come Orione
è acuta la tua anima come Sothis
[…]

Le stelle imperiture aiutano l’anima a salire al cielo:

Tu afferri il braccio delle Stelle Imperiture
Non saranno distrutte le tue ossa, non si corromperà la tua carne, o Teti!
Non sarà allontanato nessun membro da te
poiché tu sei uno degli Dei
[…]
Tu appartieni alle Scintillanti che servono Ra,
che sono davanti alla stella mattutina
Tu sei partorito nelle tue feste dell’inizio del mese come la luna
mentre Ra si appoggia a te all’Orizzonte, o Teti
Ti seguono le stelle Imperiture
Preparati finché venga Ra, o Teti
purificati in modo che tu esca per Ra
Non sarà vuoto il cielo di te in eterno

Testi delle Piramidi invocazione 412

A queste si aggiungeva poi una lista di stelle decanali che sorgevano e tramontavano nel corso di tutto l’anno. Anche lo scopo di queste stelle era quello di aiutare e di guidare il defunto nel suo viaggio nell’oltretomba.

di Daniele Corradetti e Alessandro Mazzucchelli
(Continua)

Per informazioni

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3 pensieri su “Astronomia dell’Antico Egitto – 1

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