“Obiettivo: Laboratorio naturale” – Reportage e foto del corso di erboristeria open air – di Elisa Burgio

“La vita fisica su un pianeta è possibile solo quando sussiste un regno vegetale in piena attività. Questa è la condizione prima perché l’uomo resti in vita. Un mondo privo di piante è inabitabile.” Così scrive Tommaso Palamidessi nel Piccolo Erbario Medicinale per introdurre il regno vegetale e la sua indissolubile interdipendenza con l’uomo; uomo che da sempre si affida alle piante medicinali per restare in salute o per ritrovarla.

E così, armata di macchina fotografica ho accompagnato nella loro bellissima passeggiata nel verde di Bivigliano gli allievi del corso di erboristeria di Firenze tenuto da Fiorenza Mascione aiutata, in questa occasione, da Serena e Birgit. Gli studenti, armati a loro volta di attrezzi da giardinaggio, blocchetti per gli appunti e tanta curiosità, hanno iniziato il corso da tre settimane e quindi avevano già un’idea delle piante che sarebbero andati a osservare…


Behind a camera lens: a natural lab – photos and comments on the Herbal Medicine course – by Elisa Burgio

“Physical life on a planet is only ever possible when a vegetable kingdom exists in full activity. This is the primary condition for man to exist. A world devoid of plants is uninhabitable.” This is what Tommaso Palamidessi writes in his Small Medicinal Plant Herbarium to introduce the vegetable kingdom and its imperishable interdependence with man, who has always relied on medicinal plants to keep in good health or to find it again.

And so that’s how I found myself accompanying – in their beautiful walk through nature – the group of students attending the Herbal Medicine course held by Fiorenza Mascione and helped, in this occasion, by Serena and Birgit. I started off the day armed with my camera while they were armed with gardening tools, notebooks and sheer curiosity. With three weeks of lessons under their belt they already had a pretty good idea of what they were going to experience and observe…

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La luce calda dell’autunno ci ha palesato in tutta la sua bellezza la ricchezza di semi, fiori e frutti di un ottobre toscano, di una natura che ormai conosciamo poco ma i cui ritmi e colori continuano a scandire la nostra vita quotidiana.

Tenendomi spesso un passo indietro rispetto al gruppo ho avuto il piacere di poter osservare le loro reazioni di esploratori e la voglia di “toccare con mano” quello che era stato oggetto di studio fino a quel momento; individuare a vista una pianta di viola mammola, percepire la consistenza delle foglie di bardana, sentire l’odore del finocchio o il sapore dei suoi semi. Se nelle lezioni del corso gli allievi hanno la possibilità di esercitarsi a preparare infusi, pomate, decotti e molto altro, con l’escursione erboristica l’habitat delle piante officinali diventa il perfetto laboratorio naturale.

Tra una foto e l’altra anch’io ho cercato di allungare l’orecchio per memorizzare qualche informazione utile sulle proprietà curative dell’alloro o della calendula. Certo, scattare fotografie e ascoltare attentamente non si è dimostrato poi così conciliabile. È così che a un certo punto mi sono ritrovata a sgranocchiare l’intero contenuto di una bacca di rosa canina quando, boccone a mezzo, la ragazza accanto mi dice a bassa voce: “Ah! Interessante, i semi e i peletti al suo interno sono irritanti” “…” ho annuito come se niente fosse.

Via via che il sole riscaldava la giornata, mi sono divertita a notare da dietro l’obiettivo sguardi sempre più attenti agli esemplari circostanti e blocchetti sempre più gonfi di esemplari di foglie e rametti premuti tra le pagine in un’atmosfera sempre più rilassata, come quella che si crea quando, tra persone che si conoscono appena, inizia a formarsi la consapevolezza di avere qualcosa in comune.

Tornando indietro, a fine escursione – con i vestiti ricoperti di bacche di bardana, quelle che da bambino ti si appiccicavano addosso tutte le volte che andavi a fare una passeggiata nel bosco – abbiamo riflettuto con Fiorenza di come la natura sia stata ormai documentata in ogni suo aspetto, descritta, catalogata, fotografata nelle pagine di tantissimi libri ed erbari ma di come sorprendendola nella sua spontaneità, ai piedi di un albero, lungo un sentiero o tra le ombrosità del bosco possa restituire all’uomo il gusto di cercarla e di riconoscerla; restituire a entrambi, uomo e natura, la possibilità di uno scambio che non dovrebbe mai venire meno.


The warm autumn light disclosed to us, in all its beauty, the richness of seeds, flowers and fruits of a Tuscan October and of a nature that we no longer know much about, but that keeps on setting our everyday life with its rhythms and colours.

Keeping a few steps behind the group I have had the pleasure of observing their reactions as “explorers” and their desire to have a first-hand experience of what had been the object of their studies up until that moment: spotting a field pansy, feeling the texture of a greater burdock, smelling fennel or tasting its seeds. If, during the course, students had the possibility to learn how to prepare infusions, ointments, herbal teas and much more with this excursion the natural medicinal plants’ habitat became the perfect natural lab.

In between photographs I also tried to catch some useful information and memorize the therapeutic properties of bay leaves or of calendula. For sure, to take photos and to pay attention at the same time proved to be quite a challenge. No wonder I found myself munching the whole content of a wild rose berry while, halfway through it, the girl standing next to me whispered: “Oh! Interesting! The seeds and hair on the inside have irritating properties” “…” I nodded and went on as if nothing happened.

As the day went on and the sun warmed up the day I enjoyed observing, from behind my camera lens, how the day unfolded in front of me. I noticed how much more attentive to their surroundings the students were – their notebooks bursting with leaves and flowers – and how the atmosphere became more and more relaxed. Something happened, the realization of having something in common spread and coloured the day, bringing together people that barely knew each other.

On our way back, at the end of our excursion and completely covered in those burdock’s spiky seedpods that got stuck onto pretty much everything you wore every single time you went for a walk in the woods as a kid, we reflected upon something with Fiorenza. Nature has been documented in all of his aspects, described, classified, photographed on the pages of so many books and herbariums; however, it is only when caught in its spontaneity, at the foot of a tree, along a forest path or amid the shadows of the woods that gives back to man the pleasure of searching and recognizing it. It gives to both, man and nature, the possibility of an exchange that should never fail.

Elisa Burgio

 

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